Troppo tempo davanti agli schermi: aumentano i casi di strabismo

«Aumentati di un terzo i casi di strabismo, colpa anche dell’esposizione agli schermi». A segnalare la criticità è la dottoressa Michela Fresina, professoressa associata di Oculistica all’Università di Bologna, nonché copresidente e responsabile scientifico del congresso dell’Associazione nazionale strabismo che si terrà a Bologna tra il 3 e il 4 giugno.

«È nota la relazione tra la miopia e certe forme di strabismo – spiega la dottoressa -. Una relazione che viene tuttavia peggiorata da alcune attività, come il lavoro al videoterminale o l’uso prolungato del cellulare».

Difficile invece fornire dati univoci sull’età dei miopi coinvolti che resta molto variegata, «dal ragazzino di 15 anni all’adulto che va per i 60», precisa Fresina. Le statistiche generali parlano di un aumento che prosegue da anni, con un incremento esponenziale nell’ultimo biennio. Uno scenario che non si collega «solo a problemi estetici con risvolti psicologici, ma reca anche una componente funzionale, visto che in generale l’insorgere dello strabismo, dai 7 anni in su, comporta “vedere doppio da lontano”», chiarisce il medico evidenziando che oltre al fastidio in sé, si rilevano impedimenti a svolgere certi lavori, come il macchinista di treni o il pilota d’aereo. «I casi sono aumentati in media di un terzo», nota la dottoressa, commentando dati che interessano l’Emilia Romagna e non solo.

Intanto l’impennata crea un imbuto di pazienti che necessitano di un’operazione chirurgica, «con liste di attesa di due anni. Prima della pandemia l’attesa media era sui 9 mesi, ma – sottolinea – il Covid ha bloccato per più di un anno l’attività di sala operatoria in anestesia generale. In particolare a Bologna restano in stand by 600 pazienti, di cui il 30% romagnoli». Un fronte, quello romagnolo, che viene monitorato da molti specializzandi in oculistica del policlinico universitario Sant’Orsola «che fanno parte di una rete formativa attiva tra Imola e Rimini». A chiusura la dottoressa riscontra tra gli effetti del virus anche «tre casi di forme di scompenso di strabismo». Tradotto. Tre persone che hanno cominciato a vedere doppio dopo aver contratto l’infezione, senza alcuna relazione con l’uso di schermi. Solo per un paziente la problematica s è risolta da sola, mentre gli altri due, conclude, sono dovuti finire sotto ai ferri.  

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