Troppe le imprese ladresche e vandaliche nella borgata

Completamente trascurata da Rimini, Viserba – all’inizio del Novecento – non fruisce di alcun servizio di vigilanza, né da parte delle guardie municipali, né da parte di altri corpi adibiti all’ordine pubblico. L’assenza di controlli dà luogo ad una serie impunita di imprese ladresche e vandaliche. Durante i mesi estivi del 1908, per la prima volta fa capolino nella borgata un «servizio straordinario di vigilanza» ad opera di un agente ciclista. La presenza di questo “vigilante” a cavallo della bicicletta – presenza limitata ad alcune ore di alcuni giorni della settimana – risulta del tutto insignificante. Anzi, le scorrerie da parte dei soliti “teppisti”, una volta studiati gli “orari del vigilante”, aumentano; tant’è che la popolazione del tutto insoddisfatta del “servizio a ore” chiede a gran voce una guardia civica permanente. Di questo stesso parere è anche il comandante dei vigili urbani Elia Testa. Egli, nella Relazione sui vari servizi dipendenti dall’Ufficio di Polizia Municipale presentata al Comune in ottobre, sostiene che per migliorarne la sorveglianza è necessario che l’«agente di Polizia Municipale sia comandato ininterrottamente dal 1 Giugno al 30 Settembre» con orario continuato.

Più che di una guardia civica Viserba avrebbe bisogno dei carabinieri. A parlarne per primo, nel 1908, è lo stesso Testa. «Occorre che la Borgata di Viserba sia presidiata dall’Arma dei Regi Carabinieri: la Stazione del Borgo San Giuliano potrebbe esservi trasferita: a tal uopo si son fatte le opportune pratiche e si spera che esse abbiano sollecitamente un esito positivo». Nonostante i buoni uffici del comandante e le continue lagnanze dei viserbesi, la caserma dei RR. Carabinieri, considerata «tra i bisogni più urgenti del paese», resterà un pio desiderio (La Riscossa, 14 maggio 1910 e Il Momento dal 17 luglio 1913 in avanti).

In mancanza dei militari dell’Arma, si continua con il “vigilante a ore”. Nel maggio del 1913 un gruppo di viserbesi stanchi di dover sopportare le scorribande dei “soliti noti” chiede al Commissario prefettizio una guardia fissa di Polizia Urbana (Il Momento, 5 giugno 1913). Niente da fare. Nel 1914, dopo vari tentativi effettuati dalla popolazione e dai villeggianti, a reclamare la presenza stabile di una guardia municipale ci prova anche il Comitato “Pro Viserba”. La benemerita associazione si rivolge addirittura al Ministero dell’Interno (Il Momento, 15 gennaio 1914). Anche questo appello risulterà vano.

Senza una sorveglianza continua ed efficace, la piccola cronaca di Viserba si costella di «azioni canagliesche». Seguiamone la portata a cominciare dal 1912 prendendo come riferimento le pagine de Il Momento. «La scorsa settimana – scrive il giornale il 19 settembre 1912 – due teppisti, dai 15 ai 16 anni, e non del posto, fracassarono i due fanali municipali che illuminavano la vicinanza della fossa. Denunciati all’arma dei carabinieri, questa ha creduto bene di non interessarsi della faccenda. Gli atti vandalici avvenuti quest’anno non si registrano; e il Comune pacificamente paga senza che le autorità provvedano alla punizione dei colpevoli».

«È doloroso – leggiamo il 20 marzo 1913 –, ma dobbiamo registrare un impressionante risveglio ladresco. In pochi giorni sono stati razziati molti pollai e asportati da una cantina parecchi ettolitri di vino. È vivo desiderio in paese di avere una stazione di carabinieri». «La scorsa settimana – troviamo scritto il 17 luglio 1913 – diversissimi capanni vennero visitati dai ladri che asportarono lenzuoli, accappatoi e costumi. Uno solo dei mariuoli venne tratto in arresto. È bene si sappia che non è di qui. Quanto sarebbe necessaria una stabile stazione di carabinieri!».

«È impressionante – riporta il settimanale il 25 settembre 1913 – il crescendo dei furti che si commettono lungo la spiaggia tra Viserba e Viserbella. Dopo il furto patito dal sig. Maccaferri abbiamo avuto altri tre furtarelli. L’altra notte a Viserba, forzando una finestra verso il mare, penetrarono nella calzoleria di Melandri Archimede asportando scarpe e sandali e arrecando un danno di circa 200 lire. S’intende che i cavalieri di destrezza possono commettere a loro bell’agio le loro gesta, perché la spiaggia di giorno e di notte è lasciata in un deplorevole abbandono. Una stazione di carabinieri è una necessità urgente. Speriamo che il Comitato “Pro Viserba” saprà comprendere tra i bisogni del paese anche questo, della presenza della forza pubblica».

«Domenica notte – riferisce la cronaca del 9 ottobre 1913 – alcuni eroi delle tenebre fracassarono parecchie lampadine elettriche di quelle che illuminano il viale. Questi atti teppistici si vanno moltiplicando e impressionano. E ancora non ci si accorda una stazione di RR. Carabinieri!».

«La notte scorsa – denuncia il periodico del 1 gennaio 1914 – è stato rubato dalle stalle del vetturale Enrico Bernardi un cavallo del valore di circa L. 350. La frequenza dei furti impressiona questa popolazione che reclama una stazione di RR. Carabinieri». «I soliti ignoti – annota ancora la testata il 15 gennaio 1914 –, hanno rubato da un terreno del sig. Gamberini un palo appartenente alla Società dei Telefoni. Come gli autori dei precedenti furti sono rimasti sconosciuti, così rimarranno anche questi ultimi». Insomma, tante bravate compiute con estrema facilità. Grazie anche al “vigilante a ore”.

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