Trilogia d’autunno: oggi la replica del “Don Giovanni”

La macchina scenica è la stessa, e anche il principio che guida le scelte registiche: è infatti un unico gesto quello che domina la lettura della trilogia Mozart-Da Ponte in scena al teatro Alighieri e affidata a Ivan Alexandre – egli stesso considera la sequenza come attraversata dallo stesso spirito amoroso che dal giovane Cherubino passa al demoniaco Don Giovanni per approdare all’anziano e bonario “macchinatore” del Così fan tutte, Don Alfonso. Allora, se nelle Nozze a rivestire il nudo legno del palchetto sul quale (e attorno al quale) si muove la vicenda dominava la tinta chiara di antiche carte e stampe, nel Don Giovanni a chiudere quello spazio appare una sorta di antica cartografia notturna, una sorta di “negativo” del cielo, di nera lavagna segnata da labili tracce di gesso… Il meccanismo è lo stesso, e gli sguardi che “prima della recita” si scambiano Leporello e Donna Elvira fanno pensare a trame di vita non tanto diverse da quelle raccontate in scena, ma tutti si bloccano all’ingresso in buca della direttrice, al primo accordo: sul podio dell’Orchestra Cherubini, per questo secondo tassello della trilogia, sale Erina Yashima, gesto deciso e tempi incalzanti, mobilità espressiva e orchestra saldamente in pugno.

È questo, dei tre capolavori, forse il più ambiguo, quello in cui l’elemento comico cozza con più stridore contro quello tragico e violento, vera sostanza del dramma narrato, che neppure la “morale” finale può lenire (“questo è il fin di chi fa mal”: ormai non ci crede più nessuno). E se pure gli applausi fragorosi, e le risate convinte, ne hanno decretato un indiscutibile successo, la regia è parsa troppo ammiccante al doppio senso, allo spunto triviale, a un’ilarità greve e a buon mercato: son tempi maturi, i nostri, per superare una lettura tanto datata e superficiale.

Non si può certo negare il talento di alcuni degli interpreti: in particolare quello di Robert Gleadow (già Figaro il giorno prima), il baritono nei panni di un vulcanico Leporello, che sul corpo (culo compreso, ormai si può dire no?!) porta inciso il catalogo del padrone. Ma certo, di tanta voce e prestanza attoriale la regia poteva approfittare meglio. Per il resto, non mancano momenti di rarefazione poetica, come la serenata intonata sul pizzicato del mandolino in scena, e il cast vocale si mostra decisamente all’altezza dell’impresa: di Gleadow si è detto, ma pure il Don Giovanni di Christian Federici è pienamente nel ruolo, e anche Julien Henric meno incisivo, eppure efficace nell’impervia parte di Don Ottavio. Di livello la triade femminile: prima di tutte Iulia Maria Dan, volitiva Donna Anna, poi Arianna Vendittelli agile Donna Elvira, e Chiara Skerath convincente nei panni di Zerlina, seppure meno brillante – così come a tratti un poco appannato è parso Callum Thorpe, nel doppio ruolo di Masetto e del Commendatore. Lo spettacolo viene replicato questa sera alle 20.30.

Info: 0544 249244

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