Treni a idrogeno, via libera per la linea Firenze-Faenza

A fine di novembre il sindaco di Firenze, Dario Nardella, in seguito ad accordi tra le regioni Toscana ed Emilia Romagna sollecitava il Governo a «dare una risposta in tempi rapidi alla definizione delle linee ferroviarie da riconvertire ad idrogeno.

Le due Regioni già un anno fa furono tra le prime ad interessarsi a tale progetto sperimentale per l’Italia, proponendo la linea “Faentina” Firenze-Faenza come idonea ad ottenere i finanziamenti del Pnrr. Si tratterebbe di un progetto di “decarbonizzazione” in sostituzione del gasolio utilizzato per gli attuali “Minuetti”.

La Faentina ha i requisiti

Ebbene ieri il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile ha divulgato una lista di ferrovie ammesse alla conversione e quindi potenzialmente anche ai finanziamenti. Si tratta di una dozzina di tratte non elettrificate in undici regioni e tra queste vi è compresa la Faentina.

La linea è gestita dalla Regione Toscana anche in territorio romagnolo e ricalca dunque i requisiti richiesti anche per per via del traffico passeggeri che sostiene e per i risvolti turistici (vedi Treno di Dante). In Emilia Romagna è rimasta una delle poche ferrovie non elettrificate, insieme alla Faenza-Lavezzola, linea quest’ultima che non rientra nell’elenco, ma che potrebbe anch’essa essere idrogeno-servita dai futuri treni provenienti dalla Faentina.

Tuttora vi vengono utilizzati quelli diesel della Toscana per le poche corse rimaste. In Italia un decimo delle linee è servito da treni a gasolio di età media elevata, pertanto questa fase è adatta a una sostituzione con passaggio al nuovo carburante.

Le altre linee ammesse

La prima linea ad idrogeno d’Italia è però difficile che possa essere la Faentina: sarà quasi sicuramente in Lombardia la Edolo-Brescia e Valcamonica, ribattezzata Hydrogen valley. Qui Alstom, società francese produttrice di convogli ad idrogeno, avrebbe già ricevuto l’ordine di una prima tranche di treni ad H2. A fare da guida nella sperimentazione vi sono poi nell’elenco la Puglia (Lecce-Leuca), la Sicilia (Siracusa-Modica-Canicattì e Gela Lentini), Abruzzo, Lazio e Umbria (Terni-Rieti-Sulmona) e Calabria (Catanzaro-Reggio Calabria). A queste si aggiungerebbero presto la Faentina, la Biella-Novara (Piemonte), la Ventimiglia-Cuneo (Liguria e Piemonte), ancora la Toscana con la Lucca-Aulla e la Sardegna (Alghero centro- Alghero aeroporto).

La riconversione

Tornando alla Faentina il progetto è in linea con i criteri di finanziamento del Pnrr «seppure i tempi siano ristretti ma non impossibili» ha rimarcato il vice sindaco di Faenza Andrea Fabbri.

In Toscana si sta già lavorando ad una stazione di stoccaggio ed erogazione dell’idrogeno per caricare i treni. La riconversione farebbe da apripista al più ampio discorso della transizione ecologica in altri settori. Per la Faentina il vantaggio sarebbe duplice in quanto si potrà superare il problema di una complessa elettrificazione, perché trattandosi di una linea storica (inaugurata nel 1893) vi sono ponti, gallerie, viadotti tutelati. Per attrezzare tali manufatti occorrerebbero lavori complicati e costosi, come per esempio l’abbassamento del “piano del ferro” dentro le gallerie, oppure l’installazione di apparati antipaesaggistici. Insomma così com’è sarebbe già pronta.

La notizia della Faentina nell’elenco delle prime tratte ferroviarie esaminate dal ministero quali convertibili ad idrogeno, ha visto ieri la reazione positiva del presidente di Terminal Container Ravenna, Giannantonio Mingozzi.

«E’ un ulteriore passo avanti – afferma – verso quel treno ad idrogeno che, qualora sia completata la tratta fino a Ravenna, costituirebbe anche per il nostro porto un’eccellente opportunità di offerta logistica per merci e interscambio con Firenze, competitiva sui tempi di percorrenza e sulla economicità dei costi».

Mingozzi si compiace per l’interessamento dei sindaci di Ravenna e Firenze e i rispettivi presidenti di Regione, in quanto «un anno fa furono tra i primi a sostenere opportunità e innovazioni, rivolte al turismo ed all’interscambio economico. Mi auguro che si proceda speditamente anche con l’impegno di fondi europei a specifica destinazione per produzione, stoccaggio e alimentazione dei treni ad idrogeno che in molti Paesi sono una realtà già consolidata».

Del resto «questa è una bella sfida alla decarbonizzazione e Ravenna può fare la sua parte con le imprese dell’energia impegnate anche sulla “cattura dell’idrogeno”, con l’Università (scienze ambientali e ingegneria dei trasporti) e con lo stesso Centro Ricerche di Marina di Ravenna da poco rilanciato con successo». 

L’applauso della Regione

“L’avvio della sperimentazione è un’ottima notizia- commenta l’assessore regionale alla Mobilità sostenibile e Trasporti, Andrea Corsini– anche perché, in linea con il Patto per il Lavoro e per il Clima, si inquadra perfettamente nella nostra strategia che punta a ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche fossili e a spostare quote crescenti di traffico dalla gomma al ferro”. 

“Assieme a Regione Toscana e Rfi- prosegue Corsini– presto insedieremo un tavolo tecnico per verificare la fattibilità e quindi dare una prospettiva concreta al progetto. Facendo affidamento sulle risorse messe a disposizione dal Pnrr per la modernizzazione dell’infrastrutture ferroviarie, aggiungo che è il momento giusto per passare all’idrogeno, in particolare dove l’elettrificazione delle linee non è conveniente, come nel caso della linea Faentina”. 

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