Trattamenti mininvasivi per la colonna vertebrale

Il mal di schiena, che affligge tra il 60% e l’80% degli adulti, può essere sintomo di una patologia della colonna vertebrale che, in alcuni casi, può essere trattata chirurgicamente. Negli ultimi anni la chirurgia vertebrale sta sviluppando soluzioni sempre meno invasive, con tempi più rapidi di sala operatoria e di degenza, con grande vantaggio per il paziente in termini di recupero funzionale. A Maria Cecilia Hospital, per la prima volta in Italia, è stata introdotta una nuova tecnica endoscopica ultra mininvasiva: si chiama UBE Endoscopia unilaterale a doppio accesso (Unilateral Biportal Endoscopy). Per capire più da vicino di cosa si tratta e quali sono i vantaggi di questa nuova tecnica, rivolgiamo qualche domanda al dottor François Lechanoine, neurochirurgo del Maria Cecilia Hospital che ha portato in Italia questa innovazione.

Dottor Lechanoine, come funziona la tecnica UBE?

«UBE è una metodica endoscopica per la chirurgia spinale inventata oltre 15 anni fa da un chirurgo sudcoreano che prevede un doppio accesso all’area da trattare attraverso due piccole incisioni. Questo approccio offre una valida alternativa sia alla chirurgia open convenzionale, sia alle tecniche già esistenti ad accesso unico (endoscopiche o tubolari). Infatti, poter avere due accessi consente una visione migliore delle strutture vertebrali e neurologiche da trattare, permettendo una maggiore precisione e portando così a una serie di vantaggi per il paziente».

Per quali patologie è impiegata?

«A Maria Cecilia Hospital abbiamo utilizzato questa tecnica per la prima volta in Italia per trattare pazienti affetti da ernia discale ma potenzialità della tecnica UBE consentono ai chirurghi il trattamento ultra mininvasivo di altre problematiche, ampliando però il raggio d’azione rispetto al trattamento con accesso unico: si pensi, ad esempio, alla stenosi del canale lombare, alle chirurgie cervicali posteriori, alle chirurgie di stabilizzazione come l’artrodesi vertebrale».

Quali sono i vantaggi per il paziente?

«È possibile utilizzare la metodica UBE su pazienti di tutte le età, con notevoli vantaggi, tra cui: la diminuzione del dolore chirurgico nel post-operatorio, una ripresa più rapida (evitando l’immobilità post operatoria, estremamente invalidante per i più anziani), e quindi una degenza più breve, un ritorno alla quotidianità più rapido rispetto alle tecniche convenzionali. Infine, anche i rischi correlati all’intervento diminuiscono rispetto ad altre procedure: si ha infatti un minor tasso di infezione, un minor sanguinamento, una minore destabilizzazione delle vertebre, un minor rischio di danni al rivestimento del midollo spinale e di problemi neurologici».

Qual è il percorso diagnostico che porta al trattamento chirurgico?

«Le indicazioni all’intervento mediante tecnica UBE sono le medesime della chirurgia standard. Questo significa che gli esami che decretano la necessità di un’operazione sono gli stessi e consistono principalmente in Risonanza Magnetica, radiografie, TC».

Perché viene definita una tecnica ultra-mininvasiva?

«L’accesso all’area da trattare avviene mediante due piccole incisioni di 5 millimetri ciascuna su un unico lato della schiena. Un accesso serve per introdurre l’endoscopio, una sorta di piccolissima telecamera che viene direzionata dalla mano del neurochirurgo per visionare nel dettaglio la zona da trattare, mentre l’altro viene utilizzato per introdurre gli strumenti chirurgici, sempre comandati con l’altra mano dallo specialista. Le strutture muscolari vengono preservate: si attraversano senza danneggiarle, creando una zona dove poter lavorare per riaprire il canale spinale in caso di stenosi, rimuovere le ernie o stabilizzare le vertebre. I precursori della metodica UBE hanno applicato la tecnica di artroscopia del ginocchio al rachide: è quindi un’evoluzione delle tecniche standard di artroscopia e laparoscopia, ma una vera rivoluzione per la chirurgia vertebrale».

Quale sarà il futuro di questa tecnica?

«La tecnica UBE è uno strumento in più che ci consente trattamenti sempre meno invasivi, una vera e propria rivoluzione in quanto coniuga la manovrabilità e la libertà di movimenti della chirurgia classica open alla mininvasività e alla migliore visibilità della chirurgia endoscopica, con implementazione della sicurezza per il chirurgo, e quindi per il paziente. I risultati ottenuti finora a livello internazionale ci fanno credere che la chirurgia ultra mininvasiva endoscopica possa diventare in futuro la procedura di riferimento per il trattamento di questo tipo di problematiche vertebrali».

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