Transizione ecologica, brusco freno a causa delle bollette

Si parla da tempo delle conseguenze che la guerra tra Russia e Ucraina potrebbe avere sulle politiche di avvicinamento alla transizione ecologica. Il nostro Paese, infatti, dipende dalla Russia per circa il 40% del gas che usiamo ogni anno. I prezzi in salita e gli approvvigionamenti a singhiozzo hanno fatto ipotizzare la riapertura delle centrali a carbone o il riutilizzo di quelle in fase di dismissione. Ci sarà davvero questa frenata? E il cammino verso un modello virtuoso basato sulle fonti rinnovabili subirà un brusco stop?

Il caso mobilità elettrica

Guardiamo alla mobilità elettrica, il termometro più “visibile” di questa transizione. Di certo in questa fase la differenza di prezzo fra la benzina e l’elettricità si è ridotta. Chi ricarica il proprio veicolo elettrico utilizzando l’utenza domestica sta fronteggiando rincari importanti. Alcuni dei principali operatori di ricarica pubblica hanno aumentato nell’ultimo periodo il costo del servizio del 20-30%. Alcuni supermercati che prima offrivano questo servizio gratuitamente, ora lo propongono soltanto a pagamento.

L’ampia rete di punti di ricarica

Un peccato perché le infrastrutture stanno crescendo. In Italia nel 2021 c’è stato un vero boom: i punti di ricarica pubblici sono aumentati del 75%, avvicinandosi a quota 27mila. Quelli privati addirittura del 250% (sono circa 130mila). Questi numeri hanno ridotto il problema della ricarica e della range anxiety, cioè la paura di restare senza energia. Il prezzo dei veicoli resta però alto. Gli incentivi hanno aiutato a ridurre questo gap e ciò ha inciso. E nel processo decisionale e nella scelta di un’auto alla spina molto ha influito la possibilità di risparmiare sulle ricariche. Il confronto tra il costo di un “pieno” di elettricità e uno di benzina, insomma, ha convinto molti consumatori a rivolgersi alle auto elettriche o ibride e a preferirle alle endotermiche. Oggi questa convenienza si è ridotta. E forse non è un caso che anche le vendite di auto elettriche abbiano subito una frenata: ad agosto 2022 le immatricolazioni delle auto con possibilità di ricarica (somma di BEV, elettriche pure, e PHEV, veicoli ibridi plug-in) sono diminuite del 23,39% rispetto ad agosto 2021.

L’allarme

Il punto è che il costo dell’elettricità dovrebbe restare slegato da quello del gas e continuare a risultare molto competitivo rispetto a quello del petrolio, dicono i produttori. Pochi giorni fa Fausto Jori, amministratore delegato di NaturaSì ha lanciato l’allarme sottolineando che anche le aziende che hanno scelto di usare solo energia green si trovano a fare i conti con il caro energia. «Chi ha fatto una scelta consapevole in passato oggi si trova vittima di un meccanismo obsoleto che va in direzione opposta alla transizione ecologica. Si dovrebbero invece pagare le fonti rinnovabili senza i costi aggiuntivi che derivano dalle oscillazioni dei combustibili fossili».

La richiesta è chiara: avviare una riflessione utile a trovare, a livello normativo, una soluzione affinché l’energia rinnovabile non sia legata ai costi di approvvigionamento del gas.

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