Trama di terre e Teapak sostengono le donne accolgono profughe

“Il coraggio delle donne è universale”. Questo è il titolo scelto per il progetto che Trama di terre per il sostegno delle donne ucraine scappate dalla guerra e per quelle che a Imola hanno deciso di ospitare esuli e profughe, visto che la quasi totalità sono donne con bambini. Un progetto di supporto, accompagnamento e tutela di persone fortemente colpite da una guerra che ha distrutto le loro vite e quelle dei figli, che le ha allontanate dal proprio Paese, dalla propria comunità e dai propri legami familiari, i mariti e fidanzati sono infatti tutti rimasti a combattere in Ucraina, e che oggi si trovano a dover vivere con problematiche sia di natura psicologica che di puro e semplice sostentamento economico.

Sostegno psicologico

Oltre ai già presenti servizi quali sportello di ascolto, corsi di italiano e raccolta dati, Trama di terre mette in campo un’altra serie di interventi di sostegno. «Le profughe e i loro figli – spiega Silvana Quadalti, referente del progetto per Trama di terre – rischiano di rimanere poco visibili perché la complessità dei bisogni è veramente ampia e differente caso per caso. Soprattutto per il rischio di implosione psicoemotiva, visto che la donna non può far fronte da sola a questa emergenza, ma anche i bambini e gli adolescenti rischiano una destabilizzazione psicologica». Per dare un ordine di grandezza per il supporto psicologico, seguito dalla professionista Sabrina Graziani, dei 19 minori presenti e seguiti da Trama di terre ben 13 ne usufruiscono mentre le donne che per ora usufruiranno di questo intervento sono 6.

Coinvolgimento giovanile

Un ulteriore servizio messo a disposizione è quello dell’inserimento dei minori ai Cree o ai laboratori realizzati dal circolo Arci Estro. Qui oltre alla frequenza dei 19 minori è stata creata una sorta di quadra di adolescenti mista. Si tratta di una equipe di sei giovani, quattro ucraini e due italiani che in questo periodo stanno affrontando la fase di formazione e poi entreranno, a luglio, a supporto dei Cree e dei laboratori di danza, teatro e musica come aiuto educatori.

Sostegno per le ospitanti

Altro ambito, non indifferente, è quello rivolto invece a chi, a Imola, ha deciso di mettersi ancora in gioco, pur vivendo sul territorio da anni, per dare una mano ai propri famigliari o comunque conoscenti, ospitando in casa. Questo aiuto ha però dei costi. Mangiare, dormire, vestiario, anche se la rete di volontariato e solidale nel territorio si è fin da subito mosso, per cercare di dare un aiuto, hanno costi. «Grazie all’interessamento dell’azienda Teapak – sottolinea Silvana Quadalti – che ha finanziato il nostro progetto (l’aiuto è stato di 43mila euro) le 11 persone che ospitano ucraine scappate, con numeri che vanno da 1 membro fino a 11 contemporaneamente, riceveranno da lunedì e per i prossimi sei mesi una aiuto economico, commisurato al numero delle persone ospitate». Un aiuto «che ci sembrava dovuto per chi sta attraversando una fase così difficile della propria vita, a maggior ragione perché donne – spiega Mirella Di Girolamo di Teapak – e che rientra nella filosofia dell’azienda e della sua fondazione».

Sono due le testimonianze portate da Trama di terre per fotografare la situazione in cui vivono sia le donne profughe scappate dall’Ucraina sia quelle che oggi le ospitano a Imola. Una è quella di Anna, ucraina residente a Imola da ormai vent’anni che oggi, in casa, ospita ben undici famigliari scappati dalle bombe. «Venni in Italia 20 anni fa, per tre mesi, per riuscire a trovare i soldi per realizzare un bagno nella nostra casa in Ucraina. Oggi sono ancora qua. Ho lasciato i miei due figli prima con mia madre, poi morta prematuramente, e poi a mia sorella che li ha cresciuti come fossero i suoi. Andavo – ricorda – ogni anno a trovarli ma di fatto sembravo la “straniera”. In tutti questi anni con il mio lavoro in Italia di bagni e case in Ucraina ne abbiamo costruite tre, comprese quelle dei miei figli. Ora, purtroppo, queste sono tutte distrutte e oggi mi trovo a ospitare le famiglie dei miei figli nella casa qui a Imola. Undici persone». Per quanto riguarda invece Alina, una madre scappata dall’Ucraina senza nessun famigliare o amico in Italia, il ruolo è invertito. «Sono capitata a Imola per caso – afferma – e grazie alla disponibilità di uno spazio nel Cas gestito da Trama di terre assieme alle mie due figlie viviamo qui». Con il marito al fronte e due figlie da crescere, mantenere l’equilibrio non è sempre semplice. «Grazie a questi progetti – aggiunge – le mie ragazze, una di 13 anni e l’altra diciottenne potranno continuare a cercare di vivere lontano dalla guerra. Tra l’altro quella più grande fa parte di quel gruppo di quattro ucraini che adesso sta partecipando alla formazione per entrare nel progetto dei mediatori culturali e aiuto animatori dei laboratori e Cree estivi. Non posso che ringraziare l’associazione e chi, come Teapak, ha permesso tutto questo».

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