Tragedia sfiorata per una escursionista lughese a Belluno

Tanto spavento e il terrore che quella caduta si potesse trasformare in tragedia. È la fotografia di ciò che è successo a una 44enne lughese nella tarda mattinata di sabato tra le montagne del valico alpino tra il Trentino Alto-Adige e il Veneto. Non è nemmeno mezzogiorno quando la quiete di quelle vallate viene interrotta dalle vorticose pale dell’elicottero del Suem di Pieve Cadore (servizio urgenza ed emergenza medica), il velivolo attrezzato per i recuperi ad alta quota.

Alla centrale operativa del 118 qualche attimo prima è arrivata una richiesta di immediato soccorso per la rovinosa caduta di una escursionista nei pressi del sentiero che dal Passo Monte Croce Comelico sale all’ex Rifugio Sala: un tratto che da un’altitudine di oltre 1600 metri della zona boschiva può arrivare ai 1900 metri della parte più rocciosa.

Ripido pendio

La donna, che procedeva con il marito e il figlio, pare abbia perso l’equilibrio nell’affrontare il percorso, finendo per scivolare lungo il ripido pendio erboso per una trentina di metri. Non è chiaro cosa abbia provocato il ruzzolone della donna: forse un fazzoletto di erba umida, una roccia friabile o più semplicemente lo scarso grip della calzatura che ha causato un passo maldestro.

Certo è invece l’allarme lanciato dal marito che, fornendo le esatte coordinate, ha permesso all’elisoccorso di individuare la donna ferita. Con un verricello di 15 metri è stata calata l’equipe medica che ha prestato le prime cure all’escursionista e immobilizzarla. Dopo essere stata accuratamente adagiata sull’apposita barella, la donna è stata recuperata e trasportata all’ospedale di Belluno, pare per alcune lesioni non gravi.

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