Tragedia Mecnavi, il teatro non spegne la memoria

Tragedia Mecnavi, il teatro non spegne la memoria

RAVENNA. Ricorre oggi il 33° anno dalla tragedia sulla motonave gasiera Elisabetta Montanari, avvenuta nel cantiere Mecnavi al porto di Ravenna il 13 marzo 1987. Vi morirono 13 lavoratori, in gergo “picchettini”, cioè addetti alla pulizia nella stiva, in gran parte giovani e giovanissimi. Rimasero asfissiati in uno spazio strettissimo, per esalazioni tossiche di gas che si svilupparono in seguito a un incendio. Fu una terribile morte sul lavoro, conseguente a mancanza di adeguate norme di sicurezza e a durissime condizioni di lavoro. Anche il cardinale Ersilio Tonini, nella dura omelia che pronunciò, denunciò la «disumana umiliazione» da «uomini e topi». La Mecnavi resta una ferita aperta, sentita anche dal mondo del teatro. In questi anni si sono succedute pièce e pubblicazioni sul tema. Alcuni attori e drammaturghi ravennati, con linguaggi diversi, hanno saputo raccontare, evocare, quella infame tragedia commuovendo e facendo riflettere.
La ballata dei picchettini
Luigi Dadina (1958), cofondatore del Teatro delle Albe di Ravenna, nel 2015 debuttò a Ravenna festival con “Il volo. La ballata dei picchettini”. Con lui la voce algerina di Tahar Lamri, Laura Gambi e una band con il rapper Lanfranco “Moder” Vicari, Francesco Giampaoli e Diego Pasini. Lo spettacolo, interessante e sperimentale, procede come una sorta di conferenza in musica; il testo si è costruito insieme alle sonorità, in una pièce contaminata, frammentata, ritmata, al punto da dare vita anche a un cd con i brani e le musiche dello spettacolo. Dadina non ama definirlo teatro civile, ma teatro «tra psiche e polis». Il suo punto di partenza fu una suggestione personale che si ricollegava al suo passato. «Passeggiando alla darsena di Ravenna, notai una piccola lapide che citava due operai morti per un incidente sul lavoro, nel marzo 1947. Ho sentito che quelle persone mi chiamavano per dirmi che dovevo raccontare e, per uno come me cresciuto nel Villaggio dell’Anic, è stato un richiamo di forte urgenza».
“Un banale fortuito incidente”
Risale a dieci anni fa “Un banale fortuito incidente” di Gianfranco Tondini (1959), attore e drammaturgo ravennate che iniziò negli anni Ottanta con il collettivo ravennate Linea Maginot. In questo caso il suggerimento gli è arrivato da una manifestazione della Cgil, che ha prodotto lo spettacolo. Tondini si è documentato per mesi; ha quindi elaborato un monologo a due voci in contrasto; da un lato, a leggìo, rievoca la percezione collettiva e ai fatti accaduti; dall’altro dà voce all’imprenditore della Mecnavi Enzo Arienti con le parole scritte dal colpevole in carcere. «Arienti mi ha colpito tanto per la sua deresponsabilizzazione morale. Anche lui aveva fatto il picchettino, era passato in pochi anni dalla miseria a un impero. Mi ha colpito il suo essere così lucido, arrabbiato, privo di ogni minima empatia. Giustificandosi per avere condotto il cantiere “secondo le norme in voga nei cantieri navali dell’epoca”. Al punto da definire questa tragedia come un banale, piccolo, fortuito incidente, causato da una fiammella».
“Lo squalo”
È una pièce più narrativa in forma classica “Lo squalo”, del ravennate Eugenio Sideri (1968) che ha debuttato l’anno scorso, prodotta dal toscano Krios Teatro. La storia prende le mosse da un 54enne licenziato quando gli mancano solo tre anni di contributi per la pensione, contributi che assolve facendo il badante. Nella casa di nonna Elisabetta rievoca l’anno in cui lavorò al porto di Ravenna “inciampando” nella tragedia Macnavi. Quando, a casa febbricitante, l’amico Gimondi si sostituì a lui e morì atrocemente soffocato su quella nave. Da quel giorno l’operaio si sveglia in preda a incubi di soffocamento. Il testo procede in crescendo fino alla invettiva finale in cui racconta la verità dei fatti, per chiudersi con un drammatico finale a sorpresa.
Per saperne di più
Sono stati pubblicati i libri: Rudi Ghedini, “Nel buio di una nave”, Bradipolibri, Torino, 2007, pp. 112, euro 10; Angelo Ferracuti, “Il costo della vita. Storia di una tragedia operaia”, Einaudi, Torino, 2013, pp. 212, euro 19

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