Tragedia di Ravenna, “Gambero” era sopravvissuto ad altri due incidenti aerei

Riccardo Gamberini, il “Gambero” come era soprannominato, prima di perdere la vita ieri mattina durante un volo di addestramento nel cielo sopra l’aeroporto La Spreta di Ravenna era già scampato a due incidenti. Il primo nel luglio del 2001 nello stesso aeroporto, quando ai comandi di un Pilatus Porter D-Fall riuscì con una manovra d’emergenza a evitare che l’aereo con dieci paracadutisti a bordo si schiantasse.

Appena decollato, ad una settantina di metri di altezza, il velivolo andò ‘in stallo, ma grazie alla sua esperienza riuscì a evitare che precipitasse portando il Pilatus di nuovo a terra, sia pur “spanciando”, salvando la vita ai passeggeri, che riportarono solo lievi contusioni.

Accusato di un errato settaggio del trim, era stato condannato in primo grado a cinque mesi e dieci giorni per disastro aviatorio colposo, venendo poi assolto dai giudici della Corte d’Appello di Bologna, sentenza diventata definitiva.

In seguito Gamberini aveva rischiato nuovamente la vita in Veneto quando l’aereo che stava pilotando perse un’ala in un incidente nel Padovano ma lui riuscì comunque a portarlo a terra. Ieri purtroppo non c’è stato nulla da fare. «Unito a lui ora ancora di più e vi chiedo statemi vicino» lo ha ricordato su Facebook il fratello Paolo affidandosi a una preghiera: «In Dio che tutto sa». «Lo conoscevamo bene, aveva volato anche da noi, un pilota espertissimo che dopo altre esperienze voleva riavvicinarsi al mondo del paracadutismo. Per questo si stava addestrando. Era una persona molto preparata che amava il volo» lo ricorda la presidente dello Skydive Pull Out Ravenna, associazione che ha come base di lancio proprio l’aeroporto La Spreta.

Aeroporto che negli ultimi due anni era “la casa” di Valerio Antonucci, l’altro pilota morto nell’incidente di ieri. «Non abbiamo parole per questa disgrazia – prosegue la dirigente dell’associazione sportiva –. Non sappiamo trovare un spiegazione a quanto accaduto. Valerio, con cui ci legava un’amicizia ventennale, era amato da tutti, ma era soprattutto un pilota molto esperto, per il quale la sicurezza era al primo posto (proprio il 17 aprile scorso aveva tenuto un seminario ribattezzato “Safety day”, ndr). Una persona straordinaria, competente. Uno dei migliori piloti nel campo del paracadutismo. Amava anche andare in barca, ma il volo era la sua passione e il suo lavoro. Siamo sconvolti, tutto il mondo del paracadutismo è sconvolto. Abbiamo ricevuto un messaggio di cordoglio anche dall’Aeroclub d’Italia, ci sono vicini. Appresa la tragedia, tanti paracadutisti si sono raggruppati per ricordarlo. Aspettiamo le famiglie. Siamo tutti a pezzi, cercheremo in questo momento di dolore di stare loro accanto».

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