Traffico illegale di cagnolini dall’Est a Rimini: subito il processo

RIMINI Associazione per delinquere, traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamento di animali, truffa, falsità materiale commessa da privato, frode nell’esercizio del commercio, abusivo esercizio della professione veterinaria. Sono le accuse per le quali, a vario titolo, la procura di Rimini (pubblico ministero Paola Bonetti) ha chiesto il giudizio immediato nei confronti di personaggi principali coinvolti nell’operazione “Luxury dog”, l’inchiesta della polizia di frontiera di Rimini. Un’indagine, sfociata sette mesi fa nell’emissione di sette ordinanze di custodia, che ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica e per la quale la polaria riminese è stata insignita del premio “Ambiente e legalità” assegnato annualmente dalle associazioni Legambiente e Libera a chi si distingue nel contrasto a ecomafia, corruzione e criminalità organizzata.
La pm Bonetti (l’inchiesta è controfirmata dalla procuratrice Elisabetta Melotti), convinta dell’evidenza della prova, intende così “saltare” l’udienza preliminare e portare direttamente gli imputati al dibattimento. È probabile adesso che gli avvocati difensori si facciano avanti per chiedere riti alternativi (abbreviato o patteggiamento) per chiudere al più presto la partita con la giustizia, garantendosi, in caso di condanna, lo “sconto” di un terzo. In carcere si trovano madre e figlio slovacchi, di 54 e 33 anni, estradati in Italia.


Gli imputati principali sono sospettati di avere importato illegalmente cuccioli dall’estero da rivendere in Italia attraverso annunci su internet. Un giro d’affari stimato in almeno un milione di euro.
La banda lucrava su cagnolini di poche settimane strappati prematuramente alle madri senza eseguire le profilassi mediche e le vaccinazioni. I cuccioli venivano trasportati fino a destinazione e viaggiavano per centinaia di chilometri nel cofano di vetture utilitarie: in soprannumero, con scarsa ventilazione e poco o niente da bere (di qui l’accusa di maltrattamenti). I guadagni, però, erano altissimi: un cucciolo acquistato da sperduti allevamenti dell’Europa dell’Est al costo di 30/100 euro poteva essere venduto in Italia fino a 1000/1800 euro anche perché “corredato” di documentazione falsi.

Chi comprava, infatti, era convinto di acquistare un cane selezionato (con tanto di certificato “taroccato” stampato in una tipografia di Napoli), nato in Italia e sano. La realtà era, al contrario, molto più cruda: i cuccioli spesso morivano poco dopo l’acquisto perché privi di vaccinazioni e controlli medici (gli investigatori hanno calcolato un indice di mortalità vicino al 40 per cento). Prevalentemente si trattava di bulldog francesi, cavalier, e barboncini toy. Tutti i cani recuperati attraverso sequestri di riscontro e salvati stanno crescendo adesso nelle famiglie affidatarie. Si calcola che il commercio abbia riguardato circa cinquemila esemplari.

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