Tra prezzi e manodopera un freno alla ripartenza

La difficoltà nell’affrontare un’economia che, di fatto, si era fermata, poi la campagna vaccinale e la riorganizzazione del lavoro, e ora una ripresa frenata dai prezzi impazziti e la fatica a trovare personale specializzato. Sono solo alcuni dei temi che Mauro Neri, presidente di Confcooperative Romagna, mette sul piatto nel tentativo di raccontare il presente della cooperazione e, sulla base di questo, ragionare sulle prospettive.

Presidente, mettiamo in fila i numeri di Confcooperative Romagna nel 2020: 577 cooperative rappresentate sulle tre province, 108mila soci, 39mila occupati e un valore della produzione di oltre 7 miliardi di euro. Insomma, il settore sembra aver dimostrato una certa resistenza, ma ora bisogna guardare avanti e la tanto proclamata ripartenza, in realtà, sembra star andando avanti col freno a mano tirato. Lei cosa ne pensa?

«La mia sensazione è che in questa fase di uscita da un momento a dir poco particolare, le problematiche economiche che stiamo vivendo siano gravi tanto quanto il Covid. In vari settori abbiamo cominciato a vedere la cosiddetta luce in fondo al tunnel, ma la ripresa è fortemente frenata da prezzi impazziti. E nessuno, francamente, poteva aspettarsi questo. La verità è che oggi se vuoi fare un lavoro devi affrontare due problemi: la mancanza di materie prime e la mancanza di personale».

Partiamo dal primo, sul quale l’Italia è inadempiente da anni, dato che avremmo materie prime, ma praticamente non esiste la filiera, costringendo le imprese ad importare. Quali problemi state affrontando?

«Le faccio un esempio su tutti, perché ritengo sia chiarificatore. Un anno fa un pallet di legno costava 8 euro, oggi ne costa 25. E la cosa più incredibile è che in Italia avremmo legno di qualità, ma manca la filiera. Io sono anche presidente di una cooperativa forestale e le dico che ciò che produciamo siamo costretti a venderlo in modo disorganizzato, senza una lavorazione che lo valorizzi. E questo è solo uno dei tanti prodotti che ha subito aumenti. Guardiamo cosa sta accadendo all’edilizia, trainata da bonus che in realtà si stanno tramutando in boomerang».

Parlando invece del personale, quali sono i problemi?

«Molto semplice: in questo momento avremmo le potenzialità, soprattutto nel settore agricolo, turistico e del sociale, per assumere dipendenti, ma non ne troviamo. Siamo sottorganico almeno del 5% (ossia circa 2mila persone ndr), ma è diventato molto difficile far incontrare domanda e offerta».

E come si risolve questo problema?

«Partendo dalla formazione, che non può e non deve essere tutta a carico delle imprese. Nella nostra cooperativa abbiamo curriculum che valgono 20/25mila euro di formazione, se vanno via come faccio? Parte politica, sindacati e parti datoriali devono incontrarsi e ragionare su questo».

Quali sono allora le prospettive per la Romagna di domani?

«Le prospettive saranno tutte nella capacità di fare sistema. Se ci presentiamo divisi accentuiamo le debolezze. Anche per questo è nata Confcooperative Romagna e un altro obiettivo importante ritengo sarà quello di annettere Ravenna alla Camera di commercio della Romagna».

Invece, per quanto riguarda un settore particolare della cooperazione?

«La grande scommessa a mio avviso si giocherà sul sociale, portando aiuto dentro le case delle persone e non tramite le strutture».

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