Tra ironia e fragilità l’attrazione è fatale

È l’amore nelle sue molteplici sfaccettature e contraddizioni, dal sentimento all’ironia al dramma, il filo conduttore tematico dello spettacolo Promenade de santé (Passeggiata di salute) in scena stasera al teatro Nuovo di Dogana, ore 21, a sancire l’apertura della stagione teatrale 2021/2022 di San Marino Teatro. Il testo è del quarantenne drammaturgo e regista francese Nicolas Bedos che tra i suoi film, ha scritto e diretto nel 2019 La belle époque. La regia è di Giuseppe Piccioni, tra le sue pellicole cinematografiche Fuori dal mondo, Luce dei miei occhi, qui al suo primo lavoro teatrale. I protagonisti sono Lucia Mascino e Filippo Timi, due attori di grande mimesi con una importante collaborazione professionale avviata da oltre un decennio, e insieme anche nella serie televisiva I delitti del BarLume, tratta dai romanzi di Marco Malvaldi, che raccontano le vicende di Massimo Viviani (interpretato da Timi), barista dell’immaginaria cittadina toscana di Pineta, cooprotagonista Mascino nei panni di Vittoria Fusco.

In questo spettacolo il loro è un sodalizio straordinario rappresentando un uomo e una donna infiammati da una dirompente attrazione fatale. I due si incontrano in una clinica per malattie mentali e tra loro ha luogo un gioco delle parti che obbedisce alle loro interiorità turbolente alternando quindi attrazione e respingimenti. Il finale sarà per loro un nuovo incontro ma non risulterà chiaro che di tipo sarà, forse in sogno? O sotto altre identità?

«Ho scelto Lucia e Filippo – dichiara il regista – con cui avevo già condiviso l’avventura di un film, per il loro talento e per il sollievo che mi procura lavorare con attori così appassionati, privi di calcoli, sempre pronti a rischiare qualcosa per cercare, sulla scena, un momento di verità. Timi, splendidamente maturo, un po’ alla Robert De Niro, e Mascino, che sa il fatto suo per determinazione e fragilità, come una certa Michelle Pfeiffer».

All’intreccio narrativo, Piccioni mettendo a disposizione il suo bagaglio cinematografico, offre, attraverso una video-scenografia, un efficace controcampo all’introspezione psicologica dei personaggi. Il racconto viene così integrato di particolari intimi che bene fanno emergere le interconnessioni tra realtà e inconscio.

Il testo, pieno di insidie e possibili chiavi di lettura, è comunque sufficientemente aperto per poter proporre una rappresentazione personale della malattia d’amore che, dichiara il regista, «da sempre ostinatamente cerchiamo di rinnovare, nonostante le controindicazioni e le conseguenze. Sempre incapaci di giungere a un’immunità che ci ponga definitivamente al riparo da possibili sofferenze». In era di pandemia «l’obiettivo è manifestarsi in modo non rituale, di assecondare la nuova energia e trasferirla sulla scena». Risultato: una grande commedia della vita, che tiene lo spettatore in un continuo rapimento d’attenzione.

Info: www.sanmarinoteatro.sm

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