Tra Francesca Amadori e Gesco nessuna conciliazione: la battaglia legale entra nel vivo

Si è conclusa dopo un paio d’ore davanti al giudice del lavoro Luca Mascini in tribunale a Forlì, la prima udienza dello scontro legale tra la Gesco (società che gestisce l’universo Avicolo di Amadori) e Francesca Amadori: nipote dello storico patron Francesco che contesta il licenziamento subito “per assenteismo”.

Il giudice come da procedura ha cercato di trovare un’estrema via di conciliazione tra le parti. Che potesse portare ad una chiusura extragiudiziale del contenzioso. La Gesco e Francesca Amadori non sono riuscite ad avvicinare le rispettive posizini. Francesca Amadori chiede la riassunzione con annullamento del licenziamento per giusta causa ed un inquadramento in un ruolo che sia pari a quello degli altri dirigenti uomini che si sono alternati nel tempo in azienda. La Gesco chiede a Francesca Amadori una cifra che supera il milione e mezzo d euro come risarcimento per i danni d’immagine patiti nel tempo a causa della storia del suo licenziamento e le relative dichiarazioni rese nel tempo ai media.

Il giudice ha raccolto dall’avvocato Marco Giardetti (per Amadori) , dall’avvocato Sara Passante (per la consigliera di parità regionale Sonia Alvisi) e dall’avvocato Domenico Tambasco (per Francesca Amadori) nuovi carteggi da esaminare come prove per le rispettive posizioni. Quindi ha chiuso la prima parte processuale. Con una data di rinvio che verrà comunicata agli studi legali solo in un secondo tempo.

“Francesca Amadori non intende in questo momento rilasciare dichiarazioni alla stampa: c’è un processo in corso” ha spiegato al termine dell’udienza l’avvocato Tambasco. 

“Vi inviterei, ad ogni modo, a non definirla assenteista: Francesca Amadori è invece una donna coraggiosa, che nonostante tutto continua a mantenere un profondo rispetto per l’azienda fondata dal nonno. Francesca ha avuto il coraggio e si è assunta la responsabilità di sollevare temi spinosi nell’azienda di famiglia, per la quale ha lavorato con dedizione per 18 anni, questioni individuali e collettive; e proprio a fronte di questa denuncia, c’è stata la reazione disciplinare della società. Questo è il perimetro della causa, valutare la fondatezza delle questioni sollevate e la legittimità (o meno) della reazione disciplinare, chi parla di assenteismo mistifica la realtà dei fatti. Questa battaglia non ha un prezzo ma un valore, rappresentato dai temi profondamente etici che ha sollevato la mia assistita”.

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