Torna la normalità e torna a bussare anche l’Agenzia delle Entrate

Dall’inizio dell’anno tra l’Agenzia delle Entrate e Riscossione hanno già notificato qualcosa come 20 milioni di atti in tutta Italia e in Romagna, stando alle stime delle associazioni, la media è di circa quattro o cinque atti notificati ogni giorno. Una mole di carta pazzesca, che si giustifica con il blocco Covid al lavoro dei due Enti che era stato deciso nel corso del 2020 e del 2021. Ora però il blocco è terminato e le due agenzie si sono messe a scartabellare tra le montagne di arretrati, inviando atti e cartelle a tutta velocità anche nelle tre province romagnole, dove le associazioni di categoria hanno dovuto registrare anche i primi pignoramenti di crediti verso clienti. A dare i numeri, nel weekend scorso, è stato direttamente il direttore dell’agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Intervenuto nel corso del Festival dell’economia di Trento, ha detto chiaramente come i documenti inviati a persone e imprese italiane siano stati al momento 20 milioni, di cui 15 milioni dalla Riscossione (l’ex Equitalia, per intenderci) e gli altri 5 milioni da parte delle Entrate. Qualora si dovesse continuare con questo ritmo, tra l’altro, ha detto sempre Ruffini, entro la fine dell’anno le notifiche totali dovrebbero arrivare circa a 50 milioni.

Atti e cartelle

Lo sforzo da parte dell’agenzia di provare a riprendere il filo della normalità, in questo momento, è oltremodo complesso, perché si va a bussare alle porte di contribuenti con debiti o irregolarità in un contesto storico che, purtroppo, è ancora piuttosto complicato. Non c’è una sola voce di costo che non abbia subito un rialzo per colpa di un’inflazione esogena che sta colpendo duramente da mesi. E ciò che è peggio, è che gli aumenti più salati li hanno subiti proprio i costi incomprimibili, ossia inevitabili, come quelli per l’alimentazione e per la casa. Ecco allora che, in una tempesta perfetta come quella attuale, trovarsi nella buchetta una cartella di riscossione potrebbe davvero aggravare una situazione già precaria. Tuttavia, c’è un “ma” che bisogna tenere in considerazione: tranne i casi nei quali è l’agenzia a commettere un errore di calcolo, chi non paga quanto deve, dovrebbe sapere che, prima o dopo, qualcuno verrà a richiedere indietro quel denaro. Nessuna sorpresa, insomma, a meno che non si speri sempre e solo nel paracadute di un possibile condono tirato fuori dal cilindro di qualche politico.

Secondo gli esperti, inoltre, c’è di più, ossia la prassi del “tanto dopo rateizzo” che, invece di essere un’agevolazione per venire incontro nella riscossione delle somme dovute, si è tramutata in una specie di prassi aziendalista.

Provando a entrare nella mole di atti inviati anche tra Ravenna, Rimini e la provincia di Forlì-Cesena, la maggior parte, stando alle associazioni di categorie e ai commercialisti, sarebbero al momento solo ed esclusivamente degli atti bonari. Quanto basta, però, per attivare l’esperto incaricato nel fare calcoli e capire se la cifra chiesta sia o meno corretta. «Noi come Confartigianato Forlì – interviene Francesco Bandini, responsabile del servizio fiscale – da quando c’è stato lo sblocco ne abbiamo contati circa 600, oltre a 200 cartelle».

Pignoramenti

Non ci sono, infatti, solo e unicamente gli atti bonari. A Rimini sono arrivati anche diverse intimazioni e persino qualche primo pignoramento di crediti verso clienti. Le agenzie delle Entrate e delle Riscossioni hanno strumenti rapidi ed efficaci per rientrare delle somme dovute. Strumenti che vanno dal blocco del conto corrente, alla vendita di beni, fino all’extrema ratio di intervenire, appunto, col pignoramento dei crediti verso clienti, qualora appunto i conti vengano trovati senza risorse sufficienti. «Contro l’evasione – come ha detto Ruffini a Trento –, che si manifesta alta nonostante qualche segnale di riduzione, non basta la capacità di accertamento, ma occorre anche la capacità di riscossione».

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