Torna il pesce fresco sui mercati romagnoli: si temono altri blitz

Il pesce fresco torna sui banchi del mercato, ma è lo spettro del blitz da parte dei pescherecci del sud a turbare le Marinerie di Rimini e di Cesenatico tornate in mare lunedì dopo due settimane di sciopero. Gli scafi abruzzesi e pugliesi, invece, sono per la serrata continua, l’unico modo (sostengono) per ottenere l’attenzione del governo e trovare una soluzione alla crisi del settore generata dal caro prezzi, a partire da quello del gasolio.

Cosa succede

Allora. Dopo due settimane di stop i pescatori romagnoli, così come altri colleghi adriatici, da lunedì hanno deciso di tornare in mare due giorni a settimana. C’è chi ha navigato ventiquattro ore, chi quarantotto, chi sta uscendo in queste ore oppure uscirà: è un modo per garantire sempre pesce fresco all’ingrosso e sui banchi del mercato.

Ma? I lavoratori di Rimini e di Cesenatico temono una sortita da parte dei colleghi dei “mari del sud” favorevoli invece allo sciopero a oltranza.

Esiste infatti il precedente di lunedì notte quando scafi abruzzesi e pugliesi hanno raggiunto il porto di San Benedetto del Tronto per “sponsorizzare” la protesta. Sono volate parole grosse e le forze dell’ordine schierate hanno impedito che il confronto degenerasse.

Lo “spettro”

Il blitz ha subito generato un tam tam che ha raggiunto sia Rimini sia Cesenatico con le rispettive marinerie allarmate dal possibile arrivo dalle barche “sudiste”. Il timore è che crisi, caro gasolio e mancanza di aiuti strutturali da parte del governo possano surriscaldare gli animi.

Giancarlo Cevoli, presidente della cooperativa riminese “Lavoratori del mare” conferma il “tam tam” del possibile blitz, ma non ha alcuna certezza. «Noi abbiamo in mare alcune barche – spiega – quelle salpate lunedì e che fanno due giorni di pesca, poi ci sono quelle che partono questa notte (martedì, ndr), ma dell’arrivo dei pescatori favorevoli alla serrata totale non abbiamo notizie. Con il gasolio a questi prezzi è impossibile lavorare, da 0,40-0,50 centesimi al litro è arrivato a un euro e 15».

Al governo avevate presentato richieste. «Non si è visto nulla, giusto una defiscalizzazione del 20 per cento per i primi tre mesi dell’anno».

È arrivato il pesce

Intanto ieri mattina sui banchi del Mercato coperto di Rimini (come negli altri in regione) è tornato il pesce fresco. Chi si aspettava l’assalto alla diligenza è rimasto deluso, i clienti non sono mancati, ma «nella media» commenta gran parte dei commercianti. La colpa? Un po’ la mancanza di informazione, un po’ (molto) i prezzi decisamente alti per le tasche della “gente normale”.

Differenti le posizioni di chi vende il pescato della propria barca (che può al limite calmierare i prezzi e contare su clienti affezionati) e dei commercianti vincolati alla legge del mercato: la domanda fa salire la quotazione.

La sogliola diventa il simbolo della fluttuazione con picchi fino a 20-22 euro, con pause a 15-16, quando due settimane fa si trovava a 12. La triglia è invece il termometro di chi si lamenta dei prezzi quasi raddoppiati: adesso è “quotata” 10 euro al chilo, quando appena qualche settimana fa si trovava a poco meno di 7.

Giusto per completare la lista della spesa: 7 euro per gli sgombri, 16 la coda di rospo e la seppia, 5 i cefali e 10 la razza. E le vongole? Nostrane 4,8 euro, veraci 15.

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