Tondelli a 30 anni dalla morte e a 36 dal suo “Rimini”

Quest’anno avrebbe avuto 66 anni Pier Vittorio Tondelli, che invece ci ha lasciati il 16 dicembre 1991, quando di anni ne aveva solamente 36. Sono passati 30 anni dalla morte, avvenuta per Aids ma non fu detto: questa malattia allora suscitava vergogna, sospetto, paura, e lui stesso decise di mantenere al riguardo una ferma riservatezza, a testimoniare la sua personalità intimista, legata agli affetti quotidiani contrariamente all’immagine trasgressiva che per tanti anni gli è stata attribuita. Così il referto di morte dello scrittore riportò «polmonite bilaterale». Freddie Mercury era morto neppure un mese prima sempre a causa dell’Hiv. Erano altri tempi. E oggi vale la pena ricordare la sua figura non solo per l’introspezione, per l’intimismo ma anche per la sua generosità intellettuale, al servizio dei giovani, per la sua anima emiliano-romagnola legata alla riviera d’estate come d’inverno, tra luccichii e zone d’ombra.

Da Correggio al Dams

Pier Vittorio, Vicky per gli amici, era nato a Correggio nel 1955, in provincia di Reggio Emilia, lo stesso paese del rocker Luciano Ligabue – di sei anni più giovane – che anni dopo sarà tra i suoi lettori più appassionati. A Correggio il giovane Tondelli aveva frequentato il Liceo Classico Rinaldo Corso, per poi iscriversi al Dams di Bologna, negli anni in cui tra i professori più conosciuti c’erano Umberto Eco e Gianni Celati, laureandosi con una tesi in Estetica. Un’anima emiliana che aveva suggellato il suo legame con la Romagna soprattutto attraverso il terzo romanzo (arrivato dopo Altri libertinidel 1980 e Pao Pao del 1982). Si trattava di Rimini, pubblicato nel 1985 da Bompiani: un giallo ambientato in estate che si rivelò un successo editoriale, un best-seller da 100mila copie e varie edizioni, etichettato dalla critica come un romanzo di consumo.

Rimini come Hollywood

«Voglio che Rimini sia come Hollywood, come Nashville, un luogo del mio immaginario, dove i sogni si buttano a mare, la gente si uccide con le pasticche, ama, trionfa o crepa. Voglio una palude bollente di anime che vanno in vacanza solo per schiattare e si stravolgono al sole e in questa palude i miei eroi che vogliono emergere, vogliono essere qualcuno, vogliono il successo, la ricchezza, la notorietà, la fama, la gloria, il potere, il sesso. È Rimini è l’Italia del “sei dentro o sei fuori”…» aveva scritto. Il libro fu presentato emblematicamente al Grand Hotel, quello di Federico Fellini, luogo simbolo della città, con la sua atmosfera storica e sfavillante.

A Tondelli, attraverso il romanzo Rimini, il merito di essere riuscito a mettere in luce aspetti della città che, a metà degli anni 80, rappresentavano modelli nazionali: Rimini riusciva a essere allo stesso tempo luccicante e a tratti oscura, città di provincia ma anche chiave di lettura delle vicende umane, luogo di attrazione, misterioso, ambiguo, magnetico. E Rimini si dirà «per sempre grata a Pier Vittorio Tondelli per l’affascinante “radiografia” artistica fatta a una città dalla matrice inconfondibile».

La relazione di Tondelli con la riviera è stata ben documentata anche da Fulvio Panzeri – scomparso nell’ottobre di quest’anno – che non a caso nel 2005 aveva curato il volume Riccione e la Riviera vent’anni dopo 1985-2005 (edito da Guaraldi). «La parte iniziale del libro – scriveva Panzeri – è tratta da Il mare d’inverno (che Tondelli aveva scritto per la rubrica “Culture club” che curava sulla rivista Rockstar) da dove emerge un Tondelli più intimo. E si cattura anche il dualismo della riviera: l’estate è un grande contenitore, l’inverno si ritrasforma in città di provincia. Gli aspetti messi in evidenza da Tondelli negli anni sono rimasti dei fondamenti. Tondelli non ha pensato semplicemente di descrivere secondo lo stereotipo ricorrente di grande divertimentificio. Quello di Tondelli non è stato un reportage sulle mode del momento ma la visione di uno spaccato».

Il Premio Riccione per il Teatro

Il legame con la Romagna è segnato anche dal Premio Riccione per il Teatro, nato nel 1947: Tondelli vi aveva partecipato nel 1985 con la commedia in due atti La notte della Vittoria (il testo teatrale verrà poi chiamato da Tondelli Dinner party), ricevendo un premio speciale. Dal 1999 la sezione under 30 del Premio Riccione è dedicata proprio allo scrittore di Correggio.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui