Tokyo deve essere un punto di partenza, ma servono dirigenti davvero all’altezza dell’Italbasket

Alzi la mano chi, appena due mesi fa, avrebbe mai pensato di ritrovarsi non solo con l’Italbasket alle Olimpiadi, ma addirittura a celebrare un 5° posto finale. Certo, più facile sperare in questa combinazione che negli ori di Jacobs e della staffetta 4×100, però già davvero pochi inguaribili ottimisti confidavano nel superamento del preolimpico, figurarsi poi in un risultato così solido. Bene, fra poco ricominceranno i vari campionati e l’animo medievale di (quasi) tutti noi italiani tornerà fuori, meglio quindi sfruttare il residuo tempo a disposizione sia per godersi la bella Olimpiade Azzurra, sia per cercare di guardare “oltre”.

Posto che l’onda del risultato la stanno già cavalcando il solito immarcescibile presidente federale Petrucci e dirigenti “illuminati” come Baraldi, per questioni molto politiche, vedi la percentuale di riempimento degli impianti, sembra evidente come a questa estate da sogno pure l’Italia del basket dovrà dare continuità. Cosa intendiamo? Se l’Italia è arrivata quinta all’Olimpiade dopo 18 mesi di Covid, con i club quasi solo capaci di lamentarsi per i palasport chiusi (come se il Covid non esistesse) ed, eccezion fatta per Milano e Virtus Bologna, le coppe europee ad evidenziare la netta superiorità della lega spagnola (e l’inferiorità della nostra), significa che in alto si può guardare. La solita manfrina dell’occasione da sfruttare, della possibilità data dalla Nazionale a tutto il movimento per risollevarsi, etc. etc., ormai non regge più, perché allo stesso clamoroso argento di Atene seguì il nulla. Il motivo? Sempre loro. I dirigenti. Qualità diffusamente bassa, logica universalmente di parte e zero capacità di guardare oltre al mese successivo, insomma se ci aspettiamo programmazione dalla maggior parte di questi qua.. stiamo freschi.

E allora per far di nuovo innamorare la gente della pallacanestro, attirare l’interesse degli sponsor e delle tv e magari aumentare la competitività pure a livello di club, l’unica strada resta quella già mostrata dalla pallavolo (specie maschile): una Nazionale forte e in grado di stare per tanto tempo fra le big (almeno europee). L’anno prossimo, ad inizio settembre, il nostro paese ospiterà un girone eliminatorio dei Campionati Europei, che poi si concluderanno a Berlino. Bene, alla rassegna continentale l’Italia, dopo il bronzo 2003, ha collezionato i seguenti risultati: 2005 nona, 2007 nona, 2009 non qualificata, 2011 17esima, 2013 ottava, 2015 quinta, 2017 quinta. Nel 2023, poi, ecco i Mondiali nel sud-est asiatico (Filippine, Indonesia e Giappone). Qui il bilancio risulta ancora più imbarazzante: 1990 nona, 1994 non qualificata, 1998 sesta, 2002 non qualificata, 2006 nona, 2010 non qualificata, 2014 non qualificata, 2019 decima. Insomma, i fatti dicono che l’Italia del basket negli ultimi trent’anni non è mai riuscita ad essere continua ad alto livello, nonostante ne abbia assolutamente i mezzi tecnici, atletici ed economici.

Spesso ci hanno fregato lo spirito e la mancanza di fame, altre volte la scarsa incisività delle nostre stelline e altre volte ancora le scelte di allenatori poco adatti a certe ribalte. Quindi il lascito di Tokyo 2021 per la nostra pallacanestro è una gigantesca possibilità, una linea di partenza ad azzerare tutto il nefasto passato e, grazie pure ad un gruppo di giocatori particolarmente freschi e motivati, la speranza di vestire i panni dei protagonisti alle grandi rassegne. Sempre. E fino in fondo. Se abbiamo vinto i 100 e la 4×100 alle Olimpiadi, non provateci con la storia dell’impossibile e che gli altri sono più forti. Non passa più. Bisogna solo volerlo, davvero, e vedere la Nazionale come un onore e un impegno da rispettare. Senza altri stucchevoli forfait e rinunce dell’ultima ora e con un passo in avanti da chi, nel recente passato, nell’Azzurro non ha messo un briciolo della faccia tosta e dell’altruismo esibiti da questo splendido gruppo, che ha regalato alla palla a spicchi tricolore un’estate da sogno.

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