Tiromancino a Cesenatico, intervista a Zampaglione

Cominciava un tempo diverso da prima quando, all’inizio del Duemila, Federico Zampaglione coi suoi Tiromancino cantava “La descrizione di un attimo”; freschezza di stile, parole non gridate, chitarre acustiche, melodia, un flusso di sentimenti che conquistava con naturalezza. Un pezzo che diede il titolo al quinto album del gruppo, che avrebbe definitivamente sancito il successo della band romana, sulla piazza già da tredici anni (1989).

Stasera alle 21, al largo Cappuccini di Cesenatico, Zampaglione e Tiromancino raccontano a Ribaltamarea il meglio di una storia che va avanti, trenta tre anni dopo. Un concerto, unica data in Emilia Romagna, che si annuncia una festa collettiva all’insegna di un “Best of tour” da condividere in un’atmosfera serena. Il leader Federico Zampaglione (1968), da oltre tre lustri porta anche avanti un’attività parallela nel cinema. Una passione abbozzata già in quel disco del Duemila dove era inserita “Due destini” canzone della colonna sonora del film di Ferzan Özpetek “Le fate ignoranti” (2001). Nell’ottobre 2021 il gruppo è uscito con il tredicesimo album “Ho cambiate tante case”, 12 tracce inedite che hanno riconfermato Zampaglione al vertice del panorama cantautorale italiano. Dal disco, presentato in tour nei teatri, i Tiromancino estrapolano brani per questo concerto sotto le stelle.

Come sta andando l’estate, Zampaglione?

«Direi bene, siamo tornati a fare concerti in una modalità che ci ricorda quella del passato. Eravamo stati i primi a ripartire d’inverno, ma c’erano ancora restrizioni. Adesso il concerto si vive in maniera più rilassata, più partecipativa, cosa che apporta vitalità».

Che tipo di concerto avete progettato?

«È una sorta di “Best of” che raccoglie le canzoni che ci divertiamo di più a suonare, che hanno caratterizzato la nostra carriera, che la gente ama di più ascoltare. È un evento coinvolgente, dove si canta insieme in un momento anche di liberazione. Non è solo un concerto di ascolto, la parte strumentale è in primo piano con arrangiamenti, dà spazio all’improvvisazione, a momenti ritmati, coinvolgenti, più “rock”».

Quali canzoni entrano in scaletta, e qual è il vostro pubblico?

«Non possono mancare i pezzi che ci hanno portato al grande successo come La descrizione di un attimo, Due destini, Per me è importante, Un tempo piccolo, Amore impossibile; e poi canzoni più recenti, pure di grande successo, come Sale amore e vento, Noi casomai, Domenica, Finché ti va. C’è quindi una bella continuità di produzione davanti a un pubblico eterogeno, con ventenni che hanno imparato i nostri brani. Questo è bello perché ti rendi conto che le canzoni arrivano a tutti, senza un preciso target; arrivare al cuore è l’obiettivo!».

Qual è il segreto dell’intesa ultratrentennale dei Tiromancino?

«Coerenza, ricerca della qualità, restare noi stessi senza farci influenzare da mode o da tendenze, pure cercando di sperimentare cose nuove. Non abbiamo mai forzato il dialogo con il pubblico in direzioni poco credibili. Perciò la gente nel tempo ci è rimasta legata, si è affezionata senza sentirsi presa in giro o tradita».

È cambiato il suo approccio ai testi?

«Più passano gli anni, più costruire una canzone diventa difficile, devo proprio sentire che mi esce dal cuore, che ho qualcosa da dire, solo allora la canzone ha qualcosa di speciale; altrimenti posso stare benissimo senza scrivere. Quest’estate ad esempio non ho fatto uscire nulla».

Come si inserisce invece la sua carriera parallela nel cinema?

«Come per la musica, anche questa è nata da una passione; da cinefilo, dopo avere diretto video clip, sono passato alle prime regie di thriller, horror, di un cinema dark; attualmente sto lavorando a un nuovo thriller. Anche in questo caso bisogna essere autentici, non fare perché “funziona”, ma perché lo senti. Il cinema dark mi spinge a esplorare altre parti di me, zone d’ombra, paure, angosce. È un cinema che vuole smuovere emozioni forti nello spettatore, non si accontenta di intrattenere, vuole entrare dentro. Lo sento affine alla musica dove pure vado in cerca dell’emozione che arriva in profondità».

Come dunque sta vivendo questa sua estate di uomo e di artista?

«Direi positivamente, in tanti anni non mi sono mai fermato; sento però che non ho più voglia di dover dimostrare qualcosa, né smania di farmi vedere, devo sentirmi motivato; altrimenti preferisco dedicarmi alla mia vita di marito e di padre (Linda 13 anni, figlia di Claudia Gerini ndr). L’importante per me è che Linda sia felice. Più in generale ho una grande passione per la vita, mi interessano le persone, anche quando molto diverse da me, mi piace vivere intensamente, mettendoci sempre il cuore». Vivaticket. Biglietteria dalle 19.30.

Info: 0547 79274.

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