Lei intendeva lasciarlo. Lui prima l’ha picchiata e poi, a distanza di giorni, sequestrata per una intera nottata. A finire in arresto domenica mattina dopo una notte di ordinaria follia un cittadino bulgaro, che ha sequestrato la moglie per tutta la notte in auto con le sue violenze che (è emerso) andavano avanti da tempo.

La vittima, una cittadina moldava, aveva dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso già nella giornata di mercoledì per la violenza fisica subita dal coniuge ed a seguito della quale era stato emesso un referto medico sfociato nell’attivazione, da parte del Commissariato, del cosiddetto “Codice Rosso”. Otto i giorni di prognosi patiti in quel frangente.

Nella giornata di domenica dopo l’ennesima vessazione fisica e psicologica subita da parte della donna, la Polizia è intervenuta nell’abitazione dove è stata trovata ancora in uno stato di soggezione psicologica tale da giustificare l’arresto in flagranza per maltrattamenti dell’uomo. 

In pratica era appena trascorsa una notte folle: il marito con l’inganno aveva convinto la vittima a salire sull’autovettura. Per tutta la notte quindi ha costretto la donna a bordo del veicolo senza comunicarle alcuna meta, e privandola del telefono cellulare. Mossa che ha impedito alla vittima qualunque possibilità di chiedere aiuto.

La donna ha provato in due occasioni a scappare ed è stata raggiunta dal suo aguzzino. Durante la guida l’uomo più volte ha messo in atto manovre pericolose minacciando di schiantarsi contro un camion che proveniva in senso opposto. Moglie e marito hanno fatto ritorno a casa solo all’alba, ma una volta giunti a casa non è terminata la condotta vessatoria nei confronti della moglie la quale era ancora soggiogata in una condizione di totale privazione della libertà personale. In questa fase il marito ha obbligato la vittima anche a comunicare al proprio datore di lavoro la volontà di non presentarsi al lavoro. Ma proprio la momentanea disponibilità del telefono ha consentito alla donna di inviare un messaggio di richiesta di aiuto al proprio datore di lavoro già a conoscenze di precedenti fatti analoghi. Proprio quest’ultimo, capita la situazione di pericolo in cui versava la donna, ha attivato tramite il numero di emergenza l’intervento della Polizia. 

La sinergia degli interventi degli Uffici Anticrimine e Controllo del Territorio del Commissariato e la completezza e precisione degli atti redatti supportavano il Giudice del Tribunale di Forlì nella convalida dell’arresto e nell’adozione, nei confronti dell’arrestato, della misura cautelare dell’obbligo del divieto di fare rientro alla casa famigliare, di non avvicinarsi alla residenza e luogo di lavoro della vittima e di mantenere la distanza di almeno 500 metri e divieto di comunicare con la stessa. 

Misura cautelare emessa al fine di tutelare l’incolumità della persona offesa considerata l’allarmante escalation della condotta criminosa e degli ultimi episodi in cui la violenza aveva raggiunto il suo apice».

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