“Ti diamo fuoco alla barca”: i pescatori e la tensione alle stelle a Cesenatico

Le organizzazioni di pesca ieri hanno recapitato esposti ai prefetti e informato la ministra degli Interni su quanto si sta verificando. Informati anche il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e il comandante della Direzione Marittima di Ravenna Francesco Cimmino. Nel mondo della pesca c’è qualcosa che sembra andare al di là della normale protesta. A rischio sarebbero la libera attività di impresa, la sicurezza pubblica, le organizzazioni di categoria e i loro rappresentanti attaccati e zittiti da squadre e «frange estremistiche» che girano per l’Italia.

Esposto contro ignoti

La tensione è massima. L’esposto al momento è contro ignoti per le intimidazioni e le minacce subite. A farne le spese i dirigenti e gli operatori della pesca e dell’acquacoltura della Regione. L’esposto è stato inoltrato ai prefetti di Rimini, di Ravenna, di Forlì-Cesena, di Ferrara. Con una nota inviata da Alleanza delle Cooperative Italiane della Pesca, Federpesca e Coldiretti alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese.

Il blitz di lunedì

Le agitazioni in tutte le marinerie per l’impennata dei costi del carburante e la crisi strutturale del settore starebbero sfociando in qualcosa di inquietante e destabilizzante per pescatori e imprese. Nell’esposto si racconta che il 23 maggio a Cesenatico si sono avute «azioni di intimidazione e di minacce subite dai pescatori delle marinerie dell’Emilia-Romagna e dagli organi dirigenziali». Azioni che inquietano «e tengono in ostaggio i porti di pesca della Regione». Comandanti e armatori dei pescherecci lamentano di aver subito pesanti intimidazioni alle loro attività; minacce per obbligarli a non uscire in mare imponendo la serrata delle imprese. «Ne sono la prova svariati video, vocali e post che circolano in maniera virale nei telefonini degli addetti al settore di tutta Italia. Un ampio gruppo di pescatori ha di fatto gestito gruppi organizzati di facinorosi, che tutta la settimana hanno girato in lungo e in largo, dall’Adriatico al Tirreno, in tutte le marinerie italiane tenendo in ostaggio le imprese del settore e il sistema produttivo e commerciale».

L’assemblea di venerdì

Ulteriore prova, l’assemblea dei pescatori dell’Emilia-Romagna di venerdì 27 maggio a Cesenatico, organizzata da Alleanza Cooperative. L’obiettivo era informare su novità e risultati ottenuti al ministero; e sui nodi ancora da sciogliere. Erano state invitate anche delegazioni ristrette delle marinerie di Chioggia, Viareggio e Livorno, ma si sono presentati diverse decine di altri pescatori quasi tutti dalle Marche «Che di fatto – si motiva nell’esposto – non hanno consentito di realizzare una serena e pacata assemblea. Con organizzatori che hanno dovuto sospendere, causa le forti pressioni ricevute, con il grave rischio di degenerare». Si denuncia come la delegazione di Chioggia sia stata scortata fino all’uscita di Cesenatico per garantire incolumità. Un dirigente romagnolo è stato accerchiato da un gruppetto di facinorosi, piazzatisi per tutto il tempo in strada. Espressi ringraziamenti alle forze dell’ordine «che hanno saputo gestire le tensioni». A loro è stato fornito l’elenco delle persone presenti all’assemblea.

«Ti diamo fuoco alla barca»

Si evidenzia come tanti lavoratori e titolari di aziende vorrebbero tornare in mare già da mezzanotte di oggi ma le minacce e le intimidazioni subite sono state tante e gravi. Del tenore: «Ti diamo fuoco alla barca. Quando rientri in porto ti prendiamo tutto il pesce e lo buttiamo nel porto». Quindi ci si rivolge alle istituzioni per essere garantiti da un cordone di protezione e di sicurezza «per evitare minacce e disordini nei porti che potrebbero estendersi a cittadini, residenti e turisti». C’è anche il timore di qualche quinta colonna: «Non escludiamo che siano presenti nelle nostre marinerie piccole frange che informano il grande gruppo di facinorosi marchigiani che tengono in ostaggio la pesca italiana. Alcuni pescatori sono stati costretti con minacce a eliminare dai propri telefoni video e screenshot».

L’appello finale

L’appello finale recita: «Per questioni di ordine pubblico e di sicurezza vengano presidiati e vigilati tutti i porti dell’Emilia-Romagna in tutto l’arco della giornata e della notte, con particolare riferimento a uscita, ingresso dal porto e sbarco dei prodotti ittici come presso i mercati ittici durante le normali attività come le aste».

Commenti

  1. Bisogna rispondere con pacata fermezza ad episodi e persone che vogliono riportarci ad un oscuro passato dal quale siamo usciti con fatica e rinforzare la nostra democrazia.

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