Terrestra, un patto fra chi coltiva e chi consuma

SANT’AGATA SUL SANTERNO. Sarà la prima “comunità che sostiene l’agricoltura” della Romagna. Csa è l’acronimo che identifica questo nuovo soggetto che unisce contadini e consumatori in un’impresa comune, trasformando di fatto questi ultimi in “coproduttori”. Il che porta ad andare oltre l’idea di semplice “spesa in cassetta” direttamente dall’orto, cosa che al Podere Casetta in effetti già si pratica. Il progetto si chiama Terrestra e a trasformarlo pian piano in realtà è stata Silvia Pattuelli nei terreni di famiglia ai quali è tornata dopo la laurea in economia e il lavoro a Bologna fino al 2013.

La zona di rimboschimento nel Podere Casetta FOTO MAURO MONTI

Cos’è Terrestra

«L’esempio lo abbiamo raccolto dall’ associazione Arvaia di Bologna che già da qualche anno opera in questo senso –spiega Silvia –. In sostanza si tratta di coinvolgere chi intenda acquistare la verdura prodotta in azienda, noi produciamo frutta e ortaggi biologici, sia nelle scelte che vanno a comporre i piani colturali, eventualmente nella cura del campo. Insieme si definisce non solo cosa piantare, ma ci si spartisce anche i costi, costituendosi come associazione di promozione sociale si può essere anche proprietari dei macchinari necessari ad esempio, e dunque si comprende esattamente quale sia il costo reale di produzione e ovviamente diventa più chiaro anche il valore del proprio cibo». Utopico? In realtà no, nel senso che esiste già un certo movimento rispetto a questo modello agricolo. «La Fondazione finanza etica sta lavorando alla messa in rete delle Csa esistenti in Italia per consentire loro di apprendere le une dalle altre, soprattutto nella definizione dei budget e nell’affrontare la parte burocratica – spiega Silvia Pattuelli –. Questo modello nasce una trentina di anni fa da comunità di donne agricoltrici in Giappone poi è stata applicata in vari paesi, in Italia la prima è stata Arvaia a Bologna. Ora si sta diffondendo soprattutto in piccole nicchie di produzione biologica, soprattutto noi piccoli e biologici, infatti, non riusciremmo a sopravvivere con i prezzi e le scelte praticati ora dalla grande distribuzione. Oggi un contadino deve essere non solo una persona che coltiva la terra, ma almeno anche …un entomologo, un commercialista, un commerciante, un esperto di marketing, uno che abbia molto tempo per la burocrazia, e tutto questo ci distoglie dal nostro lavoro primario. Questo modello genera un patto fra chi produce e chi consuma e consente a entrambi, fra le altre cose, anche di agire concretamente sul cambiamento climatico evitando sprechi, imballaggi e trasporti». Il lavoro per la nascita di Terrestra si è concretizzato a fine ottobre. «C’è una trentina circa di persone che ha partecipato ai primi incontri per la definizione del piano colturale e dei prezzi della cassetta. In sostanza si tratta di stabilire un prezzo in base ai costi reali, si aprono poi delle “aste” per cui si vede quanti sono disposti ad affrontare la spesa stimata per intero, se qualcuno non può arrivare alla cifra intera, la differenza viene distribuita fra gli altri soci. La quota versata garantirà a chi partecipa al progetto una cassetta di verdura settimanale di circa 4/5 chilogrammi con i prodotti di stagione, almeno 5 diversi, al prezzo di 12 euro. Sarà possibile stringere accordi con altre aziende agricole che condividano a nostra filosofia per aggiungere prodotti ulteriori che in azienda non vengono coltivati. Nel nostro caso, per nostra scelta, la cassetta non conterrà però nessun prodotto derivato dallo sfruttamento animale, nemmeno le uova».

Silvia Pattuelli nel punto vendita del Podere Cassetta FOTO MAURO MONTI

Il Podere Casetta

Al Podere Casetta lavora la stessa Silvia Pattuelli insieme con Andrea Nurcis. «Io ho ereditato questo terreno, dove e venivo con i miei genitori che lo avevano acquistato e se ne occupavano da quando erano andati in pensione. Sono in tutto 7 ettari. In parte era stato affittato e improntato alla produzione intensiva per il conferimento globale alle coop agricole del territorio. Quindi, anche se qualche stagione avevo lavorato in campagna con i miei, non vengo dall’agricoltura, ho dovuto formarmi un po’ alla volta e quando nel 2013 ne ho preso direttamente la conduzione ho cambiato sostanzialmente la filosofia produttiva espiantando anche molte piante da frutto, cercando di implementare la biodiversità». Tanto che oltre ad aver considerevolmente rinfoltito le siepi che circondano il podere per proteggerlo, una parte del terreno è stato destinata alla creazione di un’ area di bosco vero e proprio, che nella pianura emiliano romagnola in generale non è cosa facile da incontrare. «Con le piante distribuite dal corpo forestale abbiamo piantumato arbusti ed essenze autoctone su un’area di circa 500 metri quadrati che così si sta ripopolando di insetti utili e dà riparo anche alla fauna selvatica», spiega Silvia. Al Podere Casetta, la produzione principale del podere è la frutta, diversi tipi di susine, pere, cachi, nespole, albicocche, uva (merlot e trebbiano). Poi c’è il grande orto che ora verrà ripensato per la primavera e l’estate con le nuove colture in base alla programmazione di Terrestra, applicando sempre i dettami dell’agricoltura rigenerativa. Intanto prosegue la vendita dei prodotti di stagione nel punto aziendale dove viene proposto anche qualche trasformato come succhi, confetture e frutta essiccata. «Il futuro per i piccoli agricoltori è chiedere aiuto, di braccia e teste pensanti, e condividere il rispetto per la terra», è sicura Silvia Pattuelli, e Terrestra nasce per questo. Info: 339 7559597

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