Terme Sant’Agnese, il sindaco di Bagno di Romagna: “Dai sindacati critiche fuorvianti e pretestuose”

Il nodo Sant’Agnese continua a fare discutere. Sulla gestione delle Terme di Sant’Agnese torna a parlare il sindaco di Bagno di Romagna Marco Baccini, in rappresentanza del Comune che è l’azionista di controllo della società termale, dopo che le sigle sindacali hanno espresso critiche sull’organizzazione del personale.

“Ancora una volta – dichiara Baccini – ci dispiace dover leggere critiche sulla gestione del personale delle Terme di Sant’Agnese, che ci paiono fuorvianti e pretestuose. Le criticità espresse dai sindacati, in primo luogo sono fuorvianti ed erronee in quanto vengono espresse a nome di tutto il personale, quando invece la maggioranza dei lavoratori ha fatto pervenire lettere con le quali manifestano la propria dissociazione dalle esternazioni dei sindacati, ciò che ridimensiona a poche unità il disagio evidenziato.

In secondo luogo, lo stato di agitazione dichiarato dalle sigle sindacali appare pretestuoso e finalizzato a scopi non chiari, se si considera che è stato esternato a soli 10 giorni dall’ultimo incontro, senza preavviso, peraltro in un momento di aperta campagna elettorale. Questo atteggiamento ci rammarica ancor di più, alla luce del rapporto costruttivo ed aperto che questa Amministrazione ha sempre coltivato per ogni questione economica e sociale della Comunità e sicuramente rappresenta un precedente che non aiuta a ricostruire un percorso lineare e comprensivo. Ad una lettura più generale, inoltre ci pare che non si voglia comprendere la peculiarità del settore turistico e termale e l’evoluzione che ha interessato il settore negli ultimi anni.

Senza cadere dalle nuvole, non si può non comprendere come il settore alberghiero e turistico abbia conosciuto una marcata evoluzione in termini di volatilità del mercato, di accesa concorrenza e soprattutto di più ampio divario tra le stagionalità, che impone una revisione della gestione delle strutture in termini di concentrazione di lavoro in certi periodi dell’anno ed addirittura nei giorni all’interno della settimana tipo. Una situazione che diventa ancor più marcata nel settore termale, in cui le sovvenzioni statali si sono ridotte, i servizi devono aggiornarsi continuamente per non escludere le esigenze del benessere oltre a garantire il servizio termale tradizionale.

Una evoluzione continua, che ha subito poi una drastica “rivoluzione” a causa della pandemia, che ha colpito questi settori in modo più duro di altri, a cui si somma oggi il tema del caro energia. Ne emerge un quadro in cui il settore termale in Italia è in stato di crisi, con numerose strutture che hanno chiuso e, quelle che combattono per rimanere aperte sono i forte crisi.

In questo quadro, la gestione delle strutture richiede orari più estesi e flessibili (piscine aperte anche la sera, maggior carico nel fine settimana) e deve affrontare variabili che vanno a modificare le abitudini e che devono confrontarsi con una sempre minore prevedibilità.
Con questo, non vogliamo negare che ci siano delle criticità, ma non possiamo neppure prendere atto che il settore termale e alberghiero richiede e impone certe logiche di gestione, che non possono essere quelle della stabilità.

Dunque in un momento come quello attuale anche i lavoratori, ma prima ancora le sigle sindacali, devono prendere coscienza di questi cambiamenti e, invece di alzare muri ideologici, devono prendere coscienza della peculiarità del settore e devono maturare la sensibilità di adoperarsi per il bene dell’azienda, che si traduce nel bene di loro stessi e delle loro famiglie”.

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