Tenuta Saiano, tre nuove etichette dall’impronta giovane e naturale

Tre nuove etichette, tre vini che promettono bene per un’estate “bucolica” alla Tenuta Saiano. Olivia Lucchi Maggioli e Alex Fulvi, ancora freschi di laurea all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, hanno deciso di imprimere una linea giovane ai vini dell’azienda agricola della famiglia Maggioli sui colli di Montebello di Poggio Torriana, lasciandosi guidare dall’esperienza dell’agronomo romagnolo per eccellenza Francesco Bordini.

Produzione storica e novità

Tredici ettari di vigna abbastanza giovane, 15 anni li hanno i filari più anziani, su 100 complessivi dell’azienda agricola, bosco compreso. Le viti crescono col colle di Montebello alle spalle, esposte a est, la Rebola, e soprattutto a sud, in uno dei punti certamente più alti della viticoltura riminese, a circa 400 metri sul livello del mare. Si nutrono delle marne gessose di cui sono composti i terreni, vengono condotte in regime biologico, certificato nel 2013. Lo storico parte dal 2009 e sono circa 40mila le bottiglie aziendali prodotte annualmente. Sei le etichette fin qui in listino: L’Animo, Rebola in purezza; L’animo rosato da uve Sangiovese; Rosanita, un metodo Charmat da uve Sangiovese vinificate in bianco; il fragrante Sangiovese superiore Gianciotto, la riserva Montebello che sfrutta le grandi botti per un anno prima di passare alla bottiglia. Infine il Saiano, blend di uve Cabernet, Merlot e Sangiovese, a sua volta affinato in parte in legno, in questo caso barrique.

I nuovi nati

Ma ora si aggiunge la piccola quota dei tre nuovi nati dall’impronta naturale. «Tre vini diversi per dire dove vorremmo andare da adesso in poi, alleggerendo alcune vinificazioni, ad esempio sfruttando maggiormente le vasche in cemento, eliminando il legno più possibile anche per la nuova versione di Sangiovese base, il Sanzvais, per cercare di capire e descrivere al meglio i diversi terroir dell’azienda», dicono Olivia e Alex. Esperimenti, in questa fase, da alcune centinaia di bottiglie ogni etichetta, che in comune hanno l’assenza di chiarifiche, filtrazioni, uso di stabilizzanti.

Foto Mauro Monti

Gli assaggi

Partiamo dalla Rebola, ovvero quel grechetto gentile che nel Riminese assume un’ identità particolare e su cui, insieme, quindici produttori dell’area fra i quali anche Tenuta Saiano, stanno puntando con un progetto di promozione ad hoc. Questa però è una delle Rebole più fuori dal coro, innanzitutto per la macerazione nell’anfora georgiana, interrata all’esterno della cantina, dove resta da novembre a marzo. Sei mesi in terracotta per passare all’acciaio per un mese e quindi in bottiglia dal 12 aprile scorso. Il risultato è la Rebola “Ama”, insolita al naso: esprime una gamma floreale di acacia e insieme erbaceo, e solo con la sosta prolungata nel bicchiere lascia il passo a una nota lievemente ossidata che però risulta piacevole, sostenuta da un tannino poco addomesticato ma che a sua volta rende questo vino interessante. Poi ci sono i rossi. “Cabernetico” dice col nome di cosa “è fatto” e un po’ anche come. I grappoli di cabernet vengono macerati interi in vasche di acciaio, in semicarbonica. Se ne estrae così il frutto e il vegetale propri di una vigna cresciuta vicina al bosco, che ha in corpo anche un filo di sapidità. Sarà pronto a ottobre, ma al primo assaggio, benché non sorretto da una grande vena acida (è l’impronta di questi terreni), incuriosisce. Ha poi un colore sorprendente il terzo nuovo nato che porta in azienda una nuova tipologia: il rifermentato in bottiglia. Si chiama “Contatto vile”, perché la macerazione sulle bucce dei grappoli di Sangiovese dura un lampo e finisce poi in acciaio dove un 5% di mosto congelato viene inserito successivamente per reinnescare l’ultima parte di fermentazione. Si fa guardare nel calice con compiacimento, il naso è stuzzicante, scivola bene come un’estate in Riviera, per questo forse l’uscita anticiperà un poco i programmi iniziali, per farlo assaporare in estate.

“Bucolica” torna a giugno ampliata

Tre vini che debutteranno nel progetto estivo di Olivia Lucchi Maggioli e Alex Fulvi, Bucolica, nato l’estate passata e pronto a tornare in uno spazio all’aperto ulteriormente rinnovato e ampliato. Un modo di bere e gustare i prodotti aziendali in un modo diverso rispetto a quello offerto dal più longevo “marchio” di casa: la Sangiovesa a Santarcangelo. Aperitivo a base di vino e piccola cucina coi prodotti aziendali, salumi, carni, verdure, dall’orto raddoppiato, olio, miele, formaggi che arrivano invece dal caseificio Sanbrite di Cortina Ampezzo, frutto del lavoro di altri due giovani, lo chef Riccardo Gaspari e la moglie Ludovica Rubbini. Nei calici ci saranno i vini di casa, compresi i nuovi nati, ma anche una selezione di vini naturali principalmente dall’Emilia. Non mancheranno i cocktail realizzati con i vermouth e liquori di Tenuta Saiano creati da Baldo Baldinini. Come l’anno passato nella “terrazza naturale” si potranno assaggiare ottimi prodotti godendo dello spettacolo del sole dal pomeriggio al tramonto. «Puntiamo sempre alla qualità e alla sostenibilità –spiega Olivia Lucchi Maggioli –. Con l’università di Firenze stiamo sperimentando anche un modo per riutilizzare le vinacce e la sansa derivate dalla vinificazione e dalla molitura delle olive, per creare fertilizzanti naturali e teli per le pacciamature biodegradabili da riutilizzare in azienda in campo».

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