Tenta di uccidere i medici in ospedale, disarmato dall’amico frate di Montetauro

In preda alla disperazione, con un coltello in mano, minaccia di farla pagare a medici e infermieri che secondo lui – sbagliando – non avevano salvato la vita della figlia. Solo l’intervento di padre Savio, sacerdote cinese della comunità di Montetauro, lo convince alla resa.

Sfondo di questo dramma della disperazione è stato ieri l’area di accesso delle ambulanze dell’ospedale Salesi di Ancona. Tutto è iniziato a mezzogiorno quando il padre di una ragazzina ricoverata in terapia intensiva dopo una delicata operazione al cervello, vedendola immobile nel letto, ha perso la testa e credendola morta ha deciso di correre al suo capezzale. Sale in macchina e da Macerata e si presenta all’ospedale dei bambini dove già avrebbe voluto essere lunedì sera. La moglie che non si è mai staccata dalla figlia gli aveva detto però che non era possibile. Ieri mattina, così, appena sveglio fa quella videochiamata che lo manda fuori di testa. Ed alla moglie annuncia l’intento di volerla raggiungere per farla pagare di voler «uccidere» chi ha ridotto così la sua bambina. Il tono e le parole sono così convincenti che la donna avverte il personale del reparto e poi padre Ian Iong, don Savio per tutti. Il sacerdote della comunità di Montetauro lo conosce bene e senza esitare un attimo a sua volta sale in macchina e raggiunge Ancona. Quando il prete mette piede al Salesi trova l’amico cui la guardia giurata aveva bloccato l’accesso all’ospedale, che dopo aver urlato frasi minacciose all’indirizzo del personale medico sanitario, si è barricato in auto. In mano stringe un coltello con una lama lunga 20 centimetri. Il sacerdote inizia a parlargli e dopo diversi minuti finalmente lo convince ad “arrendersi”. Per il 48enne viene disposto il trasferimento all’ospedale regionale di Torrette dove sarà sottoposto ad una visita psichiatrica e poi sedato con dei calmanti. La sua disperazione non avrà strascichi giudiziari: le minacce sono state solo verbali e senza un bersaglio preciso, l’arma non è stata mostrata usata contro nessuno. Per i carabinieri il caso è chiuso. Ultima annotazione. La bambina è grave ma sta lottando con tutte le sue forze per tornare tra le braccia di mamma e papà.

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