Temperature alte, dimezzata la produzione del miele romagnolo

Un calo delle quantità prodotte del 50-60%. Stiamo parlando del miele che in tutta la Romagna nel 2022 ha segnato un deciso stop. Giampiero Torri fa il punto della situazione: «Paradossalmente il 2022 è stato migliore dell’anno precedente, ma ad ogni modo abbiamo prodotto la metà del miele rispetto ad un’annata normale. Le cause? L’andamento meteo estremo con temperature sempre altissime e forte siccità». L’azienda Torri ha sede in via Pisignano, fra Martorano e Villachiaviche. Titolare oggi è Giampiero, che segue le orme del babbo Pierino. Nei mesi scorsi l’azienda ha ricevuto anche un premio, da parte dell’Associazione Terre Centuriate, come riconoscimento per il lavoro di tutela e rispetto del territorio e alta qualità delle produzioni.

«In queste condizioni è difficile andare avanti – prosegue Torri – La situazione è stata drammatica sia in pianura quanto in collina. La siccità ha sconvolto gli equilibri delle fioriture e le api hanno prodotto meno. Senza contare che con 40 °C l’alveare ne risente in termini produttivi».

Sono mancate praticamente tutte le tipologie di miele. Una varietà che ha dato qualche soddisfazione in più è quella di castagno. «Ma è una produzione di nicchia anche perché il mercato non lo premia. E’ un prodotto scuro, un po’ amarognolo, per cui apprezzato solo da ristrette fasce di consumatori».

Nell’immaginario collettivo il miele migliore è quello di acacia perché limpido e non cristallizza mai. «Si tratta di gusti personali, ma secondo me il millefiori è un prodotto unico con un ampio ventaglio di profumi e aromi. E poi cambia sempre, ogni anno la produzione è diversa a seconda delle composizioni. Ad ogni modo la cosa importante è acquistare miele italiano».

La legge non è dalla parte dei produttori e le importazioni di prodotto a basso costo, specie dall’est, è all’ordine del giorno. «E’ sufficiente mettere in etichetta la dicitura ‘miscela di mieli’ e si è in regola. In pratica, viene sdoganato senza grossi problemi miele proveniente da qualsiasi parte del mondo ma il consumatore, specie se poco attento, non se ne rende conto».

I produttori romagnoli sono associati nell’AFA, l’associazione forlivese apicoltori che raggruppa circa 400 soci. Il ruolo di AFA è anche quello di promuovere e far conoscere le produzioni locali, a favore dei propri associati e dei consumatori.

«Oltre al problema del cambiamento climatico – conclude Torri – c’è anche quello dell’infestazione della varroasi prodotta dall’acaro Varroa destructur, un parassita che si attacca al dorso dell’ape sottraendole le sostanze vitali e indebolendola fino al suo collasso».

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