Teatro in letargo, ma si sveglierà, parola di Ghedini di Ater

BOLOGNA. Proprio il teatro, luogo fra i più diffusi, antichi, amati del mondo, dove la condivisione è regina, appare in questi giorni di emergenza lontanissimo. Gli addetti ai lavori però continuano a riunirsi, anche se solo virtualmente, con volontà di disegnare il teatro del dopo, cercando di renderlo vivo adesso.

Fra gli addetti ai lavori del territorio c’è Patrizia Ghedini, nome ufficiale Orsola. Ravennate di origine, bolognese di adozione, Ghedini da gennaio è presidente di Ater Fondazione, di cui il Circuito multidisciplinare dei teatri piccoli e medi dell’Emilia-Romagna rappresenta la parte più rilevante dell’attività. Un incarico che arriva dopo un’esperienza quarantennale nella Regione Emilia-Romagna; dal 1988 al 2011 è stata dirigente nelle politiche per l’infanzia, welfare, scuola, dal 2001 anche nella cultura, spettacolo, politiche giovanili, sport e altro ancora.

Ghedini, certo che il nuovo incarico alla presidenza del circuito Ater non è arrivato nel momento migliore.

«Mi sono insediata nel gennaio 2020, in periodo pre-elettorale; avendo lavorato tanti anni per la regione a cui appartengo, mi sono sentita chiamata anch’io a difenderne il patrimonio. Conoscevo Ater di cui mi ero già occupata per dodici anni, anche se indirettamente, e ho dunque accettato l’incarico».

Con quali propositi?

«Con idee di innovazione, ma ben presto sono stata travolta come tutti dall’emergenza. Anche questo tempo di contrazione però, sospeso, può essere fonte di riflessione ulteriore, e di studio per nuove progettualità».

Quale assetto ha trovato in Ater?

«Ho trovato un Circuito attivo dedito a piccoli e medi teatri regionali. Cura la gestione artistica diretta di una dozzina di teatri fra cui quattro romagnoli. Sono il teatro di Morciano, il Comunale di Russi, il Teatro della Regina e Salone Snaporaz di Cattolica. Collaboriamo poi con un altro gruppo più numeroso, che comprende i teatri di Gambettola, Longiano, Riccione, Rimini, Mondaino, Coriano, Verucchio, Saludecio, Misano. E ancora curiamo la distribuzione sul nostro territorio e a livello nazionale di compagnie e artisti internazionali, in particolare nel settore della danza. Il tutto nella regione che vanta il più alto numero di sedi di spettacolo».

Quali obiettivi si è proposta per arricchire l’attività?

«Al mio arrivo ho subito pensato di rafforzare il legame con gli enti locali, con attenzione alle esigenze territoriali, in una logica di valorizzazione reciproca. Ho pensato a nuovi progetti tesi a costruire maggiori sinergie creative con gli enti e con le compagnie. Poi, l’emergenza! Ciò ha significato perdite di bilancio molto importanti, l’annullamento di tutti gli spettacoli. Ci siamo dovuti occupare di ammortizzatori sociali, di bilanci, rimborsi».

Tutto è stato accantonato?

«Diciamo che si è aperta un’altra faccia. La Regione si è adoperata con Lepida Tv per fare arrivare allo spettatore concerti, letture, spettacoli. Noi di Ater ci siamo inventati i “Teatri di vicinanza”».

Di cosa si tratta?

«L’idea è di mantenere il legame con il pubblico attraverso collegamenti quotidiani sui social e sui siti dei nostri teatri. Il rapporto si sviluppa come uno “storytelling”, con un raccontare basato su tante piccole storie, aneddoti, immagini, voci; si costruisce una storia chiamando a raccolta tutti coloro che hanno a che fare con il teatro: spettatori, artisti, operatori di teatri che gestiamo direttamente, e quindi anche di Morciano, Russi e Cattolica».

Come si può partecipare?

«È stato realizzato un blog (www.teatridivicinanza.wordpress.com) in cui si raccolgono storie di ogni tipo connesse al teatro e al relativo territorio; dalla esperienza personale alla documentazione di eventi. Tutti possono offrire un contributo: artisti, tecnici, maestranze, dipendenti, cittadini, abbonati… Il risultato sarà un grande racconto collettivo che favorisce la relazione con la comunità che ruota attorno al teatro. Ed è proprio il legame col pubblico e col territorio ciò che più mi preme».

Quali altri progetti si collegano a “Teatri di vicinanza”?

«Dalla riflessione sul pubblico e sul teatro ci allarghiamo alle specificità del Circuito Ater, a ciò che unisce e differenzia. Sono fermamente convinta che lo stare in rete sia una ricchezza che dà modo di confrontarsi, produrre pensieri, e quindi innovazione. E poi, terzo progetto, vogliamo comparare i vari circuiti regionali a livello nazionale, mettere in luce la tipicità della nostra esperienza e trarre suggerimenti dalle altre. Il confronto fa nascere progetti. In tutti e tre i casi la chiave di lettura è la stessa: come possiamo produrre innovazione?».

In attesa di una riapertura dei teatri, cos’altro bolle in pentola?

«Intensifichiamo la comunicazione in modo più empatico anche con una “Newsletter a più voci”; non riguarda solo il teatro; è pensata come servizio ai Comuni del circuito in cui si dà voce a tutti quelli che vi lavorano, dal sindaco all’ultimo spettatore, riflettendo di teatro come di politiche culturali allargate. L’intento è di fare crescere una consapevolezza fra tutti coloro che vivono dentro e attorno al teatro. Ogni newsletter, a cadenza mensile, darà perciò voce al sindaco come al direttore e all’abbonato, alla maschera e all’attore, al macchinista, all’insegnante, al cittadino. Il primo numero è già in fase di elaborazione ed è praticamente a costo zero perché realizzato con personale interno ad Ater, il che di questi tempi non mi sembra secondario»

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