di Carla Dini

Una tartaruga viva gettata come spazzatura in un bidone del parco viene salvata da una passante, allertata dai rumori. È successo al Parco del Gelso presso Igea Marina. Lo racconta Linda, 60enne originaria di Trieste ma domiciliata a Bellaria Igea Marina, che ha evitato la morte all’animale. Contattata al telefono, la donna chiarisce che mentre stava passeggiando col suo cane, qualcosa interrompe all’improvviso la quiete del momento. La signora sente infatti degli strani rumori provenire da un bidone. Insospettita s’avvicina e scorge una grande tartaruga d’acqua che s’agita con disperazione, annaspando e facendo tintinnare con le zampette alcune lattine.

Telefonata al veterinario

La donna non ci pensa due volte e, sollevando la bestiola, la toglie dai rifiuti. A quel punto telefona al veterinario del suo cane per avere consigli, ma lui purtroppo non risponde alla chiamata. Il tempo stringe e in quel momento non c’è nessuno, salvo qualche pescatore seduto però dall’altra parte del laghetto lì presente al parco. Cosa fare? D’istinto la donna decide di liberare la tartaruga nell’acqua. Poi ancora presa da tante emozioni diverse scrive un post, affidando alla pagina “Sei di Bellaria Igea Marina se”, tutto il suo sdegno. In pochissimo tempo il racconto della sua scoperta-choc scatena centinaia di reazioni e altrettanti commenti e rimbalza in tantissimi profili con una sfilza di condivisioni. C’è chi le fa i complimenti e chi si arrabbia contro l’autore ignoto di un gesto così orribile. Ma c’è anche chi fa notare alla signora che quella tratta in salvo è una tartaruga esotica e quindi dannosa per le specie autoctone. In quest’ottica il gesto compiuto, per quanto generoso, viene letto soprattutto come affrettato. L’animale, si precisa, andava schedato da enti competenti e poi rilasciato solo in luoghi appositi. Di post in post qualcuno ipotizza che questa non sia la prima disavventura vissuta dalla tartaruga che un tempo forse si trovava in una casa della zona e che s’è vista abbandonata una volta cresciuta. Non manca poi chi continuando a giocare a Sherlock Holmes cerca di capire come la poveretta sia finita nel bidone. Qualcuno dà colpa ai bambini, altri pensano invece che il responsabile sia un adulto consapevole dei danni che quella specie provocava all’ecosistema del lago.

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