Tamara Balducci: sostenibilità e inclusione

«Rimini Capitale della cultura nel 2024? Sarebbe sicuramente un ottimo traguardo, è innegabile». Lo sostiene anche Tamara Balducci, attrice e direttrice artistica del festival di teatro e musica Le città visibili, nato nel 2013 a Rimini allo scopo di riportare in vita luoghi abbandonati, come il giardino di palazzo Lettimi o l’ex Macello.

Come ci si dovrebbe muovere secondo lei?

La sua candidatura potrebbe essere una grande occasione di crescita per la città e per i cittadini – continua –. Occorre ovviamente presentare un dettagliato progetto di sviluppo: un dossier che ne metta nero su bianco le ambizioni, le idee per un futuro migliore, chi coinvolgerebbero e come. Un tale progetto deve avere valori imprescindibili come sostenibilità, inclusione e rigenerazione sociale, oltre che valorizzazione del patrimonio culturale».

Ma cosa si intende per cultura?

«Sono tanti i criteri che determinano il prestigio culturale di una città: la sua storia, le tradizioni, il patrimonio materiale e immateriale, le istituzioni, il numero e soprattutto la qualità degli eventi che vi si svolgono, il numero di uomini e donne di cultura che in quella città sono in grado di produrre e consumare cultura, e per ultimi, ma non meno importanti, sono gli indici di sviluppo culturale, tra cui il consumo e la lettura di libri, il grado di scolarizzazione, di civiltà nel dibattito pubblico e degli stessi suoi abitanti, di affluenza alle manifestazioni culturali vere e proprie e non degli spettacoli di intrattenimento, il numero delle librerie e degli istituti scolastici…».

Cosa ha notato negli ultimi anni?

«La nostra città ha subito profondi cambiamenti negli ultimi anni, a partire dai consistenti interventi urbani che l’hanno trasformata. Sono stati numerosi i contenitori che sono stati creati per ospitare eventi, manifestazioni, luoghi di socialità, ma ora occorre creare i contenuti, moltiplicarne l’effetto e renderli maggiormente accessibili anche e soprattutto attraverso un processo strategico e dinamico di allargamento e diversificazione del pubblico e di miglioramento delle condizioni complessive di fruizione».

Come fare?

«Tutto questo richiede tempo e un processo continuativo e lungo. Ciò non significa che non possiamo riuscirci, visto che si parla del 2024 abbiamo un po’ di tempo per prepararci, per studiare, per confrontarsi, per capire. La città ha iniziato un percorso, che ha portato a una crescita, ma non è questo il momento di fermarsi, occorre con lucidità vederne ancora i limiti e le criticità, per poter continuare a progredire, perché un segno di rinascita non può che avvenire attraverso la cultura».

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