“Superbonus e rimborsi vari: attenti ai rischi”

“Nel 2021 i soldi non si chiedono, si danno”. Il copywriting di Mario Draghi, in questo caso nelle vesti di premier del Governo, fotografa la crisi economica causata della “tempesta pandemia”. Sancisce la continuazione dei ristori, trasformati sul piano lessicale in sostegni, per imprese, professionisti, commercianti, partite IVA e autonomi. Una platea di milioni di persone fisiche e società. Il tutto da erogare subito, il più velocemente possibile, bypassando tempi, controlli e verifiche della giungla normativa e burocratica del Belpaese. Previsti anche crediti d’imposta, sgravi e moratoria su cartelle fiscali. Queste ultime, ormai prossime alla scadenza. All’helicopter money si aggiunge pure il super bonus edilizia finalizzato a far ripartire il settore, creare nuovi posti di lavoro, rinnovare patrimonio edilizio, adeguare la sicurezza degli edifici e perseguire risparmio energetico. Per riuscirvi, si tirano a bordo anche le banche con la cessione del credito e si usa la leva delle detrazioni d’imposta sui lavori effettuati, fino al 110% del valore degli interventi. Fino a qui tutto risaputo, ma…

Non è tutto oro quello che luccica. Velocità d’erogazione non significa però, giustamente e doverosamente, abbandono di controlli e verifiche.

«Tutt’altro. Su sgravi fiscali e crediti d’imposta l’Agenzia delle Entrate ha cinque anni più uno di tempo, per operare le verifiche. Mentre, per super bonus e sostegni il tempo si dilata fino a otto anni più uno e le sanzioni per chi sbaglia sono durissime: restituzione del 100% di quanto ricevuto e detrattato, multa equivalente al 100% di quanto ottenuto e ingresso nel reato penale. Mica solo civile» spiega infatti Gabriele Baschetti, commercialista esperto di contenzioso tributario, partner dello studio di consulenza aziendale riminese Skema.

«Il tema non è individuare o punire chi opera scientemente in barba a norme e leggi. Questi soggetti operano consapevolmente e con una strategia precisa, da sanzionare. Il problema sono aziende e contribuenti che di fronte a una normativa ipertrofica, in costante cambiamento e alle volte pure contradditoria, semplicemente si sbagliano e finiscono in mezzo a grossi problemi» lancia il grido d’allarme il professionista.

Sotto la lente gli ultimi cinque anni

«Da giugno l’Agenzia delle Entrate riprenderà a notificare gli atti di accertamento, compresi quelli relativi a contributi maturati negli anni a partire dal 2015. Pratiche che avevano dovuto fare i conti con indicazioni contradditorie emanate dalle direzioni regionali delle Entrate su temi come la rivalutazione agevolata dei beni immateriali non iscritti a bilancio quali ad esempio i marchi, oppure per il credito su spese per ricerca e sviluppo, R&S, e di cui arriverà il conto in un momento particolarmente difficile per i bilanci delle imprese. Senza dimenticare che per i contributi a fondo perduto del decreto rilancio ci sarà tempo per il fisco fino al 31 dicembre 2028 per recuperarli e un anno in più per quelli del decreto sostegno» rivela il commercialista.

Iter burocratico insoddisfacente per il 77%

«È indispensabile che chi vuole usufruire dei bonus fiscali faccia verificare attentamente i requisiti per accedere al contributo da professionisti qualificati del settore. Bisogna evitare amare sorprese, magari quando già i soldi sono stati spesi per le proprie attività» aggiunge Baschetti. E questo scenario è ancora più complicato, farraginoso, rischioso per il contribuente, nel caso del “super bonus edilizio 110%”. Le prime a dirlo sono proprio le imprese di costruzioni, rispondendo alle domande dell’osservatorio SAIE di una quindicina di giorni fa. L’iter burocratico, non soddisfa il 77% degli intervistati, la chiarezza della norma il 55% e i requisiti di accesso il 48% del campione. Secondo il 49%, poi, per rendere efficace la norma occorre ridurre la burocrazia/documentazione richiesta, per il 38% ci vogliono maggiore chiarezza/trasparenza e per il 19% dovrebbero esserci vincoli meno restrittivi per l’accesso. Un vero chaiers de doléance recepito pure dal Governo, visto che è annunciata una drastica semplificazione di procedure e norme del bonus edilizia».

Il caso del capannone da trasformare

«Sono problemi che affrontiamo ogni giorno concretamente con i nostri clienti. Un esempio è quello della società immobiliare che ha rilevato un vecchio capannone per demolirlo e ricostruirlo, cambiando la destinazione per realizzare unità abitative con miglioramento sismico ed energetico, consentendo così agli acquirenti finali uno sconto corrispondente al Sismabonus acquisti. Però nella fretta di dover completare un’operazione complessa in poco più di 365 giorni a causa della scadenza del bonus del giugno 2022 e stipulare entro tale data i rogiti per beneficiarne, i lavori sono iniziati senza la pre-asseverazione dei requisiti sismici. Erano convinti, in piena buona fede, che ciò non avrebbe creato alcun problema di spettanza del bonus e che potesse essere fatta in corso d’opera» cita un caso scuola il consulente di Skema, rivelando: «Come precisato dall’Agenzia delle Entrate a marzo, la possibilità di “asseverazione tardiva” vale solo per interventi le cui procedure autorizzatorie sono iniziate tra il 1° gennaio 2017 e il 1° maggio 2019. L’estensione del Sismabonus è intervenuta dopo il DM 58/2017 e solo in questo intervallo di tempo si è concessa la possibilità di beneficiarne fino al 1° maggio 2019 (data di entrata in vigore del DL Crescita) per gli acquirenti di immobili da imprese che abbiano realizzato ristrutturazioni e ricostruzioni con demolizione di immobili dopo il 1° gennaio 2017 (con miglioramento sismico documentato). Anche se l’asseverazione di cui all’art.3 DM 58/2017 non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo».

Da diventarci pazzi insomma.

«Quindi nel caso esaminato il diritto al superbonus viene a cadere, visto che la nuova opera è iniziata ab origine con il regime normativo attuale e non nel periodo transitorio. Il cliente è stato probabilmente “abbagliato” da un annuncio fuorviante e dalla scarsa conoscenza della normativa fiscale, ha fatto un piccolo errore formale che però vale milioni di euro» conclude Gabriele Baschetti.

Quali sono i rischi del Bonus Facciate?

«Siamo di fronte a un vero paradosso normativo, fatto di chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, dell’Enea e del Governo, con risposte non coordinate e spesso in contraddizione tra loro e con lo stesso l’impianto normativo. Risultato, mentre il tempo passa in alcuni casi non sono ancora chiare le procedure di applicazione del bonus. E su quanto si può fare non concordano neppure ENEA, Agenzia delle Entrate, MEF: rispondono a quesiti e interpelli in maniera autonoma e non coordinata. A farne le spese sembrano essere le tasche di chi decide di ristrutturare. Infatti, in caso di errori dai quali deriva una contestazione, a seguito delle verifiche dell’agenzia entrate, il costo ricadrebbe sui singoli proprietari con l’aggravio di sanzioni, interessi ed eventuali reati penali. Nel Bonus facciate, per esempio, usufruendo della cessione del credito e dello sconto in fattura, sono molte le imprese che offrono sconti in fattura ai condomini facendo lievitare gli importi dei lavori del 30-40%, per recuperare i costi finanziari. Così ci si espone al rischio di superare i costi dei lavori ritenuti congrui in base alle tabelle ministeriali e di perdere il diritto al beneficio» allarga la panoramica il professionista.

A questo si aggiunge l’impennata dei prezzi delle materie prime per l’edilizia, avvenuta nelle ultime settimane e c’è da chiedersi: chi si farà carico di questo cambiamento del mercato, proprietari, imprese, istituti bancari? Evidente che a monte serve un’analisi e una valutazione attenta di come e con che accordi e contratti si pianifica l’adesione al super bonus. Altrimenti dietro l’angolo si possono trovare butte sorprese: da parte del mercato e del fisco. Come ricordava il premio Nobel per l’economia Milton Friedman: “non esistono pasti gratis”.

Il campanello d’allarme della Ragioneria dello Stato

«La scorsa settimana è suonato dalla Ragioneria dello Stato un vero e proprio campanello d’allarme. La cessione del credito di imposta maturato con i lavori a soggetti terzi, a cominciare dalle banche, è a rischio sia per le imprese in transizione 4.0 sia per Superbonus edilizia. Infatti, per i meccanismi di riclassificazione del debito operati da Eurostat ci sarebbe il rischio di aprire un buco nei conti pubblici di oltre 20 miliardi di euro. La Ragioneria chiede esplicitamente di riesaminare tutte “le recenti disposizioni normative che prevedono la cessione dei crediti”. A rischio, quindi la possibilità di cessione del credito d’imposta, come fosse denaro contante. Se ciò accadesse, a essere tagliati fuori dal Superbonus sarebbero così i piccoli e medi proprietari di immobili e le imprese edilizie di piccole dimensioni. Ovvero tutti i soggetti con le spalle finanziarie più deboli.

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