SANTARCANGELO – Michael Ruben Rinaldi si è scoperto un campione della Superbike. I tre giorni dello scorso fine settimana ad Aragon resteranno un ricordo speciale nella memoria del pilota santarcangiolese: velocissimo al venerdì, prima fila in Superpole al sabato e prima vittoria; terzo nella Superpole Race del mattino e secondo in gara due al pomeriggio.

Rinaldi, la vittoria del sabato è il momento più bello?

«Si è stato bellissimo. Sapevamo, dopo venerdì e le ultime gare, che potevamo lottare per il podio, ma la vittoria era una “roba” a cui non pensavamo proprio».

Come si può cambiare marcia così e trovarsi da piazzato a vincente?

«Sono tante le cose che influiscono in questo passaggio, partendo dalla preparazione, all’alimentazione, alla tranquillità nel team. Qui mi sento come in una famiglia (nel GoEleven diretto dall’ex pilota cesenate Denis Sacchetti, ndr). Mi sono trovato subito a mio agio. Riesco ad esprimere il mio potenziale al meglio. Inoltre ho una moto molto valida: la Panigale V4 che fu di Bautista del 2019».

Nei due anni precedenti, il primo con una terza motocicletta del team ufficiale Aruba (solo per le gare continentali) ed il successivo nel Barni Racing non riusciva a essere così veloce, come mai?

«L’esperienza nel Barni purtroppo è stata negativa, non rendevo al meglio. Sono cresciuto anche se certamente ho ancora del margine per poter migliorare. Per esempio, io posso essere più incisivo in staccata e la trazione della mia Ducati deve crescere sui circuiti con temperature basse, perché quando la pista offre più grip facciamo fatica a sfruttarla al massimo».

Non si sentiva un po’ all’ultima spiaggia nel GoEleven?

«In realtà non l’ho avvertita così. Sono sempre stato convinto di che cosa sarei riuscito a fare se mi fossi trovato nelle condizioni giuste. Le persone che hanno sempre avuto fiducia in me e io eravamo certi che trovando il giusto compromesso avrei trovato i risultati. Non ho vissuto, quindi, con pressione l’inizio di questo campionato».

Quest’anno si è trovato a combattere, spalla a spalla, con un campionissimo come Jonathan Rea o altri assi: che emozione è?

«Da un certo punto di vista è meglio lottare con loro che con quelli di metà gruppo. Hanno un controllo eccezionale del mezzo: se fai una frenata al limite sai che loro sanno quello che stai facendo. Puoi divertirti senza preoccuparti troppo di ciò che fa l’avversario. Avere Johnny dietro per 10 giri e spingere al massimo è bello».

Nel 2021 si parla di lei nel team ufficiale al posto di Davies: preferisce questa soluzione o restare nella famiglia GoEleven?

«Sto bene dove sono e per ora non c’è nulla di reale. Chiaro che se un team ufficiale ti chiama, la risposta può essere solo positiva».

Già pronta una grande festa?

«No in realtà sono appena arrivato a casa ed ho salutato mia sorella. Non è che festeggerò un gran ché, forse una cena con amici: dopotutto c’è il Covid-19».

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