Super Mario e l’autogol dell’Italia

I casi sono due: o Mario Draghi ha tremila parenti e li ha portati tutti al Meeting di Rimini per applaudirlo come una star, o gli italiani hanno fatto il più clamoroso degli autogol. Nel senso che a giudicare dalle ovazioni arrivate dalla platea di Comunione e Liberazione, il presidente del Consiglio ha scaldato i cuori.
Prima domanda: come hanno fatto gli italiani a mandare a casa uno così, competente e apprezzato anche all’estero? Misteri della politica, o meglio giochini di palazzo che hanno avuto la meglio sull’interesse collettivo. A memoria d’uomo solo il divino Andreotti e il cavalier Berlusconi hanno ricevuto una simile accoglienza, con la differenza che Super Mario non ha alle spalle partiti come la Democrazia cristiana o Forza Italia. I fan li ha conquistati sul campo in un anno e mezzo alla guida del governo di unità nazionale, in mezzo alla pandemia e alla guerra tra Russia e Ucraina.
Ma ora guardiamo al futuro.
Il 25 settembre la parola passerà agli italiani e se la maggioranza voterà il centrodestra è giusto che quest’ultimo governi. È lecito però chiedersi: chi raccoglierà il testimone da Super Mario sarà all’altezza del compito?
Resta valido il principio che arruffapopolo e tribuni non sono in automatico anche validi ministri.
Ultimo dubbio: i ciellini si sono spellati le mani per applaudire Salvini e Meloni, gli stessi che hanno fatto cadere Draghi ed espresso tesi opposte dallo stesso palco. In 24 ore può cambiare il mondo. Ma Super Mario resta di un altro pianeta.

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