Cesenatico, il bus degli studenti diventa una scommessa: “Il call center? Non sa nulla”

Non bastano le corse “saltate” senza preavviso a causa degli autisti no vax o assenti causa Covid. Sulla strada del ritorno a casa degli studenti da scuola ci sono anche altre trappole inattese. Ne ha fatto le spese un alunna il cui genitore, tra sarcasmo e rabbia, descrive la situazione che si verifica. «Mia figlia per tornare a Bagnarola ha dovuto prendere “al volo” l’autobus 146, che prende raramente e che va a Cesenatico. Infatti 3 autobus 94a, sempre destinati a Cesenatico, erano tutti pieni. Ad un certo punto, fermi ed a porte chiuse, comincia a sentir chiedere… “Ma questo è il 146 che va a Capannaguzzo o quell’altro?”, “Ah boh…” . L’autista conferma che quell’autobus passa da Capannaguzzo (e quindi non ferma a Bagnarola destinazione di mia figlia)».

A quel punto molti alunni chiedono di uscire: «Ma l’autista inspiegabilmente non apre le porte e parte senza far scendere chi voleva uscire dicendo poi successivamente, dopo loro insistenza, che lui non si può fermare. Così mia figlia è costretta a scendere a Macerone, subito prima di Bagnarola, per non finire a Capannaguzzo e noi siamo stati costretti ad andarla a prendere in macchina».

La vicenda andava chiarita: «Chiamo il call center Start (numero a pagamento tra l’altro) e chiedo lumi. Mi rispondono che effettivamente il 146 fa due percorsi. Chiedo: “Ma come può riconoscerli mia figlia? Cosa c’è scritto oltre a 146?”. Risposta: “In uno c’è scritto Cesenatico”. “E nell’altro?” Risposta: “Ah… anche”. “Ok, ma quello che passa per Bagnarola a che ora parte?” Risposta: “Parte alle 13:20” “E l’altro?” “Ah… anche”. “Ma scusi, ma allora mia figlia come fa a sapere quale deve prendere?”. “Ah… boh… chieda con l’autista”».

Va da se che il genitore si è molto adirato al telefono per la situazione: «La signorina al telefono si è giustificata dicendo che avrebbe cercato di rimediare, chiedendo di fare apporre un cartello ulteriore in quello che passa per Bagnarola e viceversa. Per me siamo alle comiche. In una situazione globale dove in classe i ragazzi devono stare distanziati e nelle linee autobus poi si trovano a stare appiccicati come sardine».

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