Rimini: studentessa stuprata, condannato ristoratore

Questa volta, più che mai, bisognerà attendere il deposito in cancelleria del dispositivo della sentenza con cui il collegio del tribunale di Rimini (presidente Sonia Pasini), ha condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione (contro gli 8 e mezzo chiesti dalla Procura) e 10 mila euro di risarcimento danni, Javaid Aktar, cittadino pachistano, classe 1964, titolare del “Chicken kebab” di largo Martiri d’Ungheria, accusato di sequestro di persona e violenza sessuale aggravata. Il collegio lo ha infatti assolto dal primo capo d’imputazione e gli ha concesso tutte le attenuanti possibili, anche in presenza di una recidiva seppur non specifica, nonostante sul suo capo penda un altro procedimento penale, sempre per stupro di una giovane straniera, consumato con le stesse modalità, sette mesi prima.

Sulla decisione dei togati certamente non ha influito l’imputato che oltre ad aver sempre negato la violenza, non ha mai seguito una sola udienza del processo. La giovane studentessa si è costituita parte civile con l’avvocata Tiziana Casali. L’imputato, invece, era difeso di fiducia dall’avvocato Massimiliano Orrù che ha già annunciato ricorso in appello. La sentenza, non è l’unica particolarità della vicenda. L’uomo, infatti, inizialmente se la è cavata con una denuncia a piede libero. In un secondo tempo, quando il fascicolo per competenza è passato al pm Davide Ercolani, nel giro di una manciata di ore il magistrato aveva ottenuto l’ordinanza di cattura, eseguita poi dalla squadra mobile della Questura di Rimini.

Il fatto storico

L’incubo della studentessa si è consumato nella notte tra il 25 e 26 ottobre del 2018. L’uomo, verso le 22, l’aveva invitata a prendere un tè a casa sua. Una volta entrata, lui aveva chiuso la porta a doppia mandata, ed aveva subito iniziato gli approcci sessuali. Bacini e carezze che poi erano diventati ripetute penetrazioni con le dita, dopo averla spogliata a forza e costretta a fare la doccia. Approfittando di un attimo di disattenzione, lei aveva mandato un messaggio ad un amico, che però non era riuscito a capire dove si trovasse. La notte di terrore era finita alle 7 del giorno successivo. La ragazza non ha mai avuto dubbi nel riconoscere il suo stupratore, che il 3 settembre era stato rinviato a giudizio, come detto, per un episodio identico e gli stessi reati.

La vittima aveva denunciato la notte da incubo un giorno dopo essere riuscita a fuggire. Lo aveva fatto in ospedale dove era andata a causa di forti dolori all’apparato genitale. Il ginecologo che l’aveva visitata, non aveva avuto dubbi sul suo racconto: le parti intime presentavano un forte arrossamento, tipico di penetrazione forzata.

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