Storie riminesi: Giovanni Grossi, il pioniere del turismo

RIMINI. Estate 1900. L’Italia è sotto choc per l’uccisione di re Umberto (1844-1900), caduto il 29 luglio sotto i colpi dell’anarchico Gaetano Bresci (1869-1901). Le città sono tappezzate di manifesti con il tricolore abbrunato. Per tredici giorni Il Resto del Carlino esce listato a lutto e piange «il re leale e buono».

A Rimini nessun segno apparente di disperazione. La stagione dei bagni non ha scossoni o rallentamenti. Sulla piattaforma e nei villini c’è il solito clima salottiero, più incline al futile pettegolezzo che ai funerei turbamenti per il «fattaccio del secolo». Tra le chiacchiere d’ombrellone domina la “love story” tra Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio.

Nuovo giornaletto e pubblicità

I primi di agosto la tipografia Renzetti dà alle stampe un giornaletto: Francesca. Costa 10 centesimi; non ha alcuna pretesa letteraria, tanto meno politica. Sotto la testata la dicitura «numero unico compilato da varie signore e signori della colonia bagnante» rende l’idea del contenuto leggero e “balneare” della pubblicazione. Il susseguirsi delle pagine offre la solita miscellanea gradita alla “gente bene” che frequenta il lido: racconti, poesie, aneddoti e… pubblicità. Ad attirare la nostra attenzione è un annuncio reclamistico, che decanta le caratteristiche di una trattoria “alla buona” sulla spiaggia. Il locale di cui si parla è il Ristorante alla Torre, «sito alla fine del Viale Cristoforo Colombo, vicino alla Villa Gentili», e l’asterisco che lo illustra, recita: «Cucina bolognese. Vini squisiti di Lusso e da Pasto, Liquori finissimi Esteri e Nazionali. Caffè». Il tutto, naturalmente, a «Prezzi Modicissimi». Un’«inserzioni a pagamento» nei canoni del lessico di quel travagliato inizio secolo con il solito, eccessivo spreco di maiuscole. E fin qui nulla di particolare. Ma poi due aggettivi che si incrociano rendono il messaggio alquanto curioso. Dice il testo, a proposito del locale: «Ampliato e Ridotto a Nuovo». Sono proprio i due termini, «ampliato» e «ridotto», contrapposti e vicini, che creano un simpatico gioco di parole. Viene quasi la voglia di chiedersi se la svista stilistica sia stata intenzionale. Sappiamo infatti che la pubblicità è una strana arte e gli effetti che producono certi accoppiamenti di parole spesso esulano dai criteri del bel periodare.

Il pioniere dell’industria balneare

Il dubbio non è del tutto gratuito perché, nel nostro caso, il responsabile dello “scherzo linguistico” è uno che la sa lunga su come “attirare” i clienti: si chiama Giovanni Grossi, è un autentico pioniere dell’industria balneare, capostipite di una famiglia che con l’estate, il mare e l’attività turistica avrà a che fare fino ai nostri giorni. Conosciamolo.

Originario della Lombardia, Grossi approda a Rimini negli anni Settanta dell’Ottocento quando l’industria del forestiero è appena agli inizi. La città, in quel periodo, ha da poco costruito un grandioso Stabilimento balneare (1873) e un Istituto idroterapico (1876), che per strutture e apparati medico-scientifici è all’avanguardia in Europa. Sul litorale, però, all’infuori del mare e della spiaggia non c’è ancora nulla: mancano case, alberghi, ristoranti, luoghi di divertimento. Pochi sono pronti a scommettere sulle fortune delle attività legate ai bagni di mare. Giovanni è tra questi. Oltre a condurre una piccola azienda di pesca, gestisce una trattoria sulla via destra del porto e il pesce raccolto dalle sue reti, rappresenta la specialità del locale. Dopo questa prima esperienza commerciale, sul finire dell’Ottocento, apre nei pressi del faro il ristorantino Alla Torre, che all’inizio di ogni stagione lo presenta ai clienti «ampliato e ridotto a nuovo».

«Ampliato e Ridotto a Nuovo»

Lo “slogan”, invitante e nello stesso tempo bizzarro, diventerà il “motto” della sua famiglia e dei suoi discendenti. Basti pensare che i figli Pietro, Agostino, Luigi e Giuseppe e poi i nipoti e i pronipoti nell’arco di un secolo, amplieranno e ridurranno «a nuovo» alcuni tra i più prestigiosi esercizi turistici riminesi: dal Ristorante Regina (1913-1919), già Club des Étrangers, sulla sponda destra della foce dell’Ausa, all’Hotel Savoia (1919-1986) sul viale Vespucci; dall’Hotel Aquila d’Oro (1946-1961), nel centro della città, prelevato quando era un cumulo di macerie, all’Hotel National (1957- 1993), che nel 1961 da piccola pensione si trasformerà in uno dei più moderni alberghi della riviera. E tutto ciò sempre con la stessa tenacia e la stessa intraprendenza ereditata dal capostipite, quel Giovanni Grossi che agli albori del Ventesimo secolo, investiva i propri sudati risparmi in un capannone di legno in riva al mare, continuamente distrutto dalle mareggiate, ma periodicamente «Ampliato e Ridotto a Nuovo».

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