Storia urbanistica e rivelazioni su Cesena da l’ex sindaco Preger

CESENA. Un canale a zig-zag, il Cer, un caso più unico che raro che è stato un toccasana per gli agricoltori ed è stato ideato con quello strano percorso per salvaguardare un grande patrimonio storico e ambientale: la centuriazione romana. La nascita dell’ex zuccherificio, con una valutazione in chiaroscuro: positiva per la realizzazione di opere pubbliche da 10 milioni di euro e la nascita di un moderno Campus universitario, meno per l’aspetto estetico degli edifici e la vivibilità non ottimale del nuovo quartiere. Un ambizioso progetto incompiuto nell’area un tempo occupata dall’industria cesenate per eccellenza, la “Arrigoni”, che se si troveranno i capitali necessari si tradurrà nello spostamento della stazione bus in una zona accanto alla stazione ferroviaria e nell’interramento su più livelli dell’attuale maxi parcheggio. Due mosse che consentirebbero di trasformare l’attuale spazio in una grande piazza, con una forte impronta verde, una ciclo-stazione e palestre e negozi integrati col polo scolastico. E, ancora, la realizzazione del “Technogym Village” lungo via Calcinaro, definito «il migliore esempio di edilizia industriale mai realizzato» a Cesena, e la gestazione della Secante, la cui paternità come intuizione ispiratrice viene riconosciuta all’architetto Sansoni nel 1964, cioè 44 anni prima del suo completamento con l’apertura della galleria.
Viaggio nell’urbanistica
Sono alcune dei tanti stimoli contenuti in un libro appena pubblicato, intitolato “Il canale a zig-zag: 30 anni di governo urbanistico a Cesena (1969-1999)”. Lo ha scritto Edoardo Preger, che di quelle scelte è stato protagonista, prima come coordinatore dell’Ufficio di Piano del Comune e poi come sindaco dal 1992 al 1999.
Il volume è stato pubblicato dalla casa editrice “Il Ponte Vecchio” ed è un viaggio urbanistico preziosissimo per capire come Cesena sia diventata quella che è oggi, trasformando profondamente il proprio volto nel giro di pochi decenni.
Il racconto parte da quando, nell’immediato dopoguerra, la città crebbe in modo “selvaggio”, non essendoci ancora strumenti di pianificazione urbanistica. Dal 1948 al 1968, la superficie urbanizzata passò da 250 a 750 ettari e la popolazione raddoppiò da 24.986 residenti del 1951 a 49.915 nel 1971. Nel periodo di picco dell’attività edilizia, nei primi anni’ Sessanta, si arrivò a costruire ben 5.000 nuovi vani all’anno, aggredendo pesantemente anche le zone di campagna.
Poi nel 1969 il consiglio comunale adottò finalmente il primo Piano Regolatore di Cesena. L’analisi di Preger parte da lì, soffermandosi soprattutto sul Prg del 1985, quello che segnò la svolta dalla logica dell’espansione a quella della riqualificazione, di cui Preger fu il grande artefice.

La copertina del libro edito da “Il Ponte Vecchio”


Rivelazioni su “Motorola”
Sono tanti e succosi i retroscena raccontati da Preger sul modo in cui hanno preso forma certi interventi ma anche su opportunità sfumate.
Tra queste ultime, avvincenti come un romanzo d’avventura sono le pagine che l’urbanista ha dedicato al sogno “Motorola”: «Nel 1997 venni informato dal professor Falciasecca, allora direttore del Dipartimento di elettronica dell’Università di Bologna, che “Motorola” stava cercando una sede in Italia per insediare un nuovo centro di ricerca di informatica applicata alle telecomunicazioni, da affiancare alle altre già presenti nel mondo, che avrebbe impiegato a regime fino a 500 tecnici laureati». Cesena si fece avanti per offrire un’area, in concorrenza con Torino. Furono coinvolti il rettore dell’Alma Mater Roversi Monaco, il presidente della Regione La Forgia e Davide Treivisani, al timone della Fondazione Carisp. L’entusiasmo salì alle stelle quando «il vice presidente di Motorola, nel corso dell’incontro, svoltosi quell’anno in Australia, dell’associazione mondiale dei Parchi Tecnologici, spiegò che dopo la visita al “little village” di Cesena, si erano convinti che un piccolo centro con un alto livello di qualità della vita e una buona dotazione di servizi poteva essere più adatto rispetto alla grande città» per il loro nuovo insediamento. Ma per perfezionare l’operazione – rivela Preger – «Motorola chiedeva all’Italia un segnale di attenzione, accettando di includerla fra i possibili fornitori di tecnologia nella realizzazione della nuova rete Wind, allora in fase di avvio, promossa da Enel assieme a France Telecom e a Deutsche Telecom». A quel punto, l’allora sindaco contattò il presidente del Consiglio D’Alema, che però attraverso il suo consigliere economico Nicola Rossi disse che il governo non si poteva immischiare su una questione che riguardava solo Enel e consigliò quindi di discutere della questione col presidente di quella società, Chicco Testa. Quest’ultimo spiegò che non toccava a lui fare scelte strategiche di quel livello. In effetti, negli Stati evoluti certe politiche industriali sono in mano ai Governi. Da questo punto di vista, la vicenda cesenate può insegnare tanto, specialmente in questo momento in cui serve un ripensamento radicale del sistema economico tramortito dal colpo del coronavirus.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui