“Storia di un oblio”, Vincenzo Pirrotta a Forlì e Faenza

Tratto dall’omonimo libro di Laurent Mouvignier, torna finalmente sulle scene italiane “Storia di un oblio”, affidato a Vincenzo Pirrotta, con la regia di Roberto Andò. Il monologo è alla Fabbrica delle Candele di Forlì stasera (ore 21.15) e domani (ore 21) al teatro Masini di Faenza.
«È una storia di ordinaria amministrazione, in fondo – commenta Pirrotta – e Mouvignier è abituato a narrare la quotidianità, declinata in quei fatti straordinari su cui molti neppure si soffermano più a riflettere, ma che in realtà sono intollerabili».
La piéce parla di un uomo ucciso a botte dagli addetti alla sicurezza di un supermercato di Lione, per il furto di una birra.
«Succede in Francia, ma quante volte anche la cronaca italiana o mondiale hanno raccontato di persone uccise per intolleranza, per mancanza di accettazione e di condivisione… Lo spettacolo infatti non precisa i dettagli della storia, né dice che il ragazzo ucciso era nero e omosessuale. La cosa terribile è infatti che un essere umano venga ucciso a pugni e a calci perché i vigilantes decidono di prendersela proprio con lui, che gli appare uno sfigato con cui possono divertirsi».
E lo spettacolo si interroga proprio sul senso di questo.
«Un fatto così inaccettabile che subito si è indotti a chiedersi chi era la vittima, se si drogava… Come se si cercasse di dare un senso a questa morte. Per arrivare poi a dover ammettere che l’omicidio è incomprensibile, e ingiustificabile».
Vengono in mente altre situazioni in cui quasi si cerca una correità della vittima.
«Quante volte certi giornali riguardo a donne vittime di stupri hanno cercato nei vestiti, negli atteggiamenti di lei le giustificazioni della violenza! Proprio per questo lo spettacolo è molto interattivo: il cadavere è davanti a noi in un sacco da obitorio e il racconto è quasi una specie di veglia funebre, con al centro “tuo fratello” di cui a un certo punto vesto i panni in scena».
Uno spettacolo molto forte.
«Sì: prima dell’interruzione del 2020, un professore che aveva perso da poco suo fratello, venne ad abbracciarmi alla fine dello spettacolo, dicendo che era come se avesse chiuso certi conti, e che abbracciare me era stato come abbracciare il fratello. Ma lo spettacolo è molto asciutto: io e Andò abbiamo cercato di evitare ogni patetismo, per porre invece domande, per spingere a riflettere, a non considerare normale quello che è inaccettabile: la violenza su un essere umano».
In caso di maltempo, teatro Il Piccolo. Biglietti: 12 euro, gratuità per under14.
Prenotazioni: 0543 26355 www.accademiaperduta.it

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