Storia di Lothar diventata Charlotte. Di Giacomo racconta Von Mahlsdorf

Stasera (venerdì 21 gennaio) alle 21 al Teatro degli Atti di Rimini, “Io sono mia moglie” di Michele Di Giacomo, l’appassionante storia di Charlotte Von Mahlsdorf, originariamente chiamata Lothar Berfelde. Realmente esistita, le vicende di Charlotte vengono raccontate anche da Doug Wright in un libro, “I am my own wife” , vincitore del Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 2004. La storia di Charlotte attraversa le tappe fondamentali del Novecento tedesco: la repressione nazista, il clima incerto della Guerra Fredda, le rivendicazioni del movimento queer negli anni Sessanta e Settanta. Nata come Lothar Berfelde nel 1928 da un padre attivista nazista, fin dalla tenera età mostra una forte preferenza per l’abbigliamento considerato femminile. Importante per lei sarà la figura della zia Louise che, avendola scoperta mentre si vestiva con i suoi vestiti, commenterà: “la natura ha fatto un brutto scherzo a entrambi, facendo nascere te uomo e me donna”. La zia si mostrerà subito comprensiva nei suoi confronti e la sosterrà nella lotta contro il padre regalandole anche un libro: “I travestiti” di Magnus Hirschfeld.

Nonostante il sostegno della madre e della zia, il padre riuscirà a far sì che Charlotte si unisca alla Gioventù Hitleriana. In seguito, una volta adolescente, Von Mahlsdorf inizierà a travestirsi ufficialmente da donna. Sebbene si sia successivamente identificata come un travestito piuttosto che come una transessuale, si è tuttavia descritta come un’anima femminile in un corpo maschile. Nel corso degli anni e soprattutto durante il periodo in cui Berlino verrà bombardata, si dedicherà alla raccolta di mobilia salvatasi dalla distruzione. Alcuni sostengono non si sia fatta scrupoli nemmeno a raccogliere i mobili rimasti abbandonati nelle case degli ebrei deportati. Ciò nonostante è noto il suo impegno a favore della causa ebraica e la sua netta opposizione al nazismo.

All’inizio degli anni Sessanta fonda il Museo Gründerzeit grazie a tutti i pezzi di arredamento e agli oggetti vari raccolti negli anni. Ospitato in un vecchio maniero, il museo raccoglie una vasta collezione di oggetti della borghesia ottocentesca tedesca datati tra il 1870 e il 1900. Nei primi anni Settanta il museo divenne anche luogo di ritrovo della sotto cultura gay di Berlino est. Nel 1992 pubblica la sua autobiografia, intitolata «Ich bin meine eigene Frau» (I am my own wife). Il titolo deriva dalla risposta di Charlotte alle pressioni di sua madre che la invitava a sposarsi.

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