Stoccaggio Co2 a Ravenna, il ministro gela Eni: «Si farà? Vedremo»

RAVENNA Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani esclude che nella prima fase della transizione ecologica ci sia la possibilità di un finanziamento dal Recovery Plan ad Eni sul progetto di stoccaggio di Co2 nel sottosuolo ravennate, impianto su cui già si sta dibattendo molto. Ma il ministro, pungolato sul tema da Milena Gabanelli durante una video intervista sul Corriere della Sera, si spinge oltre: «Spero che non ce ne sia bisogno. Se saremo bravi a fare le rinnovabili, forse non dovremo farlo».

In generale il ministro scarica su Eni la scelta di realizzare o no l’impianto di stoccaggio di Co2, e sorvola rispetto ai dubbi sui possibili risvolti sismici sollevati da Milena Gabanelli: «La Co2 da qualche parte va sotterrata – ha spiegato la giornalista citando proprio il progetto ravennate – e l’Italia ha un problema rispetto agli altri paesi: siccome gli studi dimostrano che va valutato attentamente il rischio sismico, visto che va messo dentro i giacimenti esausti». A poco serve l’esempio virtuoso della Norvegia citato in risposta dal ministro: «Lì – ha ripreso Gabanelli – lo stoccano nel mare del Nord al largo e lontanissimo dalla costa (100 km ndr.), ci sono stati altri esperimenti pilota, chiusi perché ci sono evidentemente dei sistemi da rodare».

Cingolani, che inizialmente si era soffermato sulla possibilità di una transizione verso l’idrogeno “verde” (quello prodotto senza carbonio da rinnovabili vere e proprie come l’eolico) passando da quello “blu” (prodotto appunto dalla Co2), a questo punto è stato più chiaro: «Il progetto nel Piano nazionale di rinascita e resilienza non c’è, i piani dell’Eni su questa roba non li conosco. Non ne ho discusso e se loro come azienda vorranno puntare in quella direzione… boh, chiederanno l’autorizzazione e vedremo se si può dare».

Per quanto riguarda il Pnrr «avevamo delle linee guida chiarissime date dalla commissione europea. Fino al 30 aprile ci hanno detto di escludere i progetti di carbon capture dal piano e noi così abbiamo fatto». Solo il 2 maggio il vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans ha aperto sul tema per un’eventuale seconda fase della transizione ecologica: «Ci hanno detto che in quel momento potrebbe essere utile la carbon capture perché lì sarà difficile decarbonizzare ulteriormente. Abbiamo preso atto di questa cosa ma al momento non c’è nessun piano di fare carbon capture». Poi la chiosa: «Se saremo stati bravi con le rinnovabili non ce ne sarà bisogno, magari ci saranno nuove tecnologie».

Parole che dimostrano quanto sia incerto il percorso per realizzare l’impianto di stoccaggio di Co2 a Ravenna e segnano anche una parziale retromarcia rispetto a quanto dichiarato in passato: il ministro si era infatti mostrato possibilista sul tema, lo scorso 29 aprile, in un’intervista a Repubblica specificando che nel Pnrr «non si parlava dei singoli progetti». La posizione di oggi dimostra invece che l’alt alla carbon capture è arrivato direttamente dall’Europa.

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