Steve McCurry torna a Forlì per raccontare come mangia il mondo

Steve McCurry torna a Forlì per raccontare come mangia il mondo

FORLI’. Il cibo è sempre un pretesto. Serve per incontrarsi, conoscersi, o per narrare degli uomini, della loro dignità, della loro creatività, delle loro fatiche, dei loro piaceri. Parlare di cibo porta a raccontare la natura, il paesaggio, la terra e il mare, il mondo che evolve e a volte sembra impazzire, permette di conoscerlo, e magari di provare a pensare come salvarlo. Il cibo è una grande storia comune a tutti gli uomini, eppure declinata in infiniti modi. La nuova mostra fotografica attesa per settembre a Forlì consentirà di riflettere su queste quattro lettere che in fila contengono il mondo.
Made in Forlì
Una mostra che da Forlì, dove è stata pensata e prodotta, parte in anteprima mondiale il 21 settembre (fino al 6 gennaio 2020) ai Musei San Domenico. Dunque una grande novità, perché da ospite di grandi mostre la Settimana del buon vivere, che quest’anno compie dieci anni, ne diventa “produttrice”. Ma anche un ritorno, perché a firmare quelle 79 immagini sarà un grande della fotografia internazionale che a Forlì ha trovato un pezzetto di casa, l’americano Steve McCurry. Quattro anni fa, sempre ai Musei San Domenico, e sempre la Settimana del buon vivere, portò “Icons”, la mostra che attirò circa 80mila visitatori, e mentre questi scoprivano la sua fotografia, lui scopriva un territorio, e anche i suoi sapori. Sarà quindi complice anche il cibo… se Mc Curry tornerà in città, certo è che lo stesso è protagonista in molti suoi scatti che qui troveranno un filo conduttore nell’allestimento scenografico del suo allestitore storico Peter Bottazzi.
Emozioni inedite
«McCurry ci ha aperto il suo sterminato archivio – spiega Monica Fantini, che della mostra è curatrice insieme a Fabio Lazzari in collaborazione con Sud Est 57 – Biba Giacchetti –. Ogni fotografia di Steve McCurry cerca l’universale nel particolare. È paradigmatica di una persona o di un’intera comunità: vale per le figure commoventi che consumano un pasto nella solitudine o nel dolore, come per i frammenti di mercati in cui i pesci, la frutta o le spezie si fanno odori, suoni, sapori e partecipazione emotiva a una realtà che, nelle differenze, riporta all’uguaglianza degli esseri umani».
Cinque sezioni
Il progetto scenico della mostra ideato da Peter Bottazzi, si svilupperà a ritroso rispetto al consueto modo in cui il San Domenico viene percorso, il punto di approdo sarà quindi, e non a caso, l’antico refettorio dell’ex convento. Alle foto alternerà anche video, prodotti ad hoc dalla forlivese Sunset Comunicazione a opera di Juan Martin Baigorria e Matteo Lolletti, per rendere la visita «un’esperienza immersiva dal punto di vista fisico ed emozionale» dice lo stesso allestitore. Gli scatti, realizzati da McCurry tra America Latina, Asia ed Europa in oltre trent’anni di attività, saranno ordinati in cinque sezioni. La prima introdurrà al ciclo di vita del cibo, la seconda si concentrerà sul pane come alimento primario comune agli uomini in tutti gli angoli del pianeta. La terza sezione è dedicata alla produzione del cibo e quindi al lavoro nei campi, nelle piantagioni, o alla pesca in mare. La quarta sarà focalizzata sulla trasformazione del cibo, infine la quinta parlerà dell’ultimo pezzo di vita del cibo, quello in cui diventa alimento, oggetto di consumo da parte dell’uomo, generando coesione, convivialità, il completamento di un processo culturale che implica saziare la fame, ragionare sul non sprecarlo, riconoscendo al cibo, a qualsiasi latitudine, il valore centrale che ha nella vita degli uomini.
Biglietti dal 3 agosto su Ticketone

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