Stefano Bon, “Devi accettarti così come sei”

Stefano Bon lo conoscono tutti. Se non di persona, certamente su Facebook dove gigioneggia alla grande. Ma lui è molto di più: un esperto di musica, teatro, letteratura e anche un ottimo scrittore che oggi partorisce il suo terzo romanzo dal titolo “Così come sei”, per Clown Bianco Edizioni.

Stefano, 15 parole come titolo del suo primo romanzo, 5 per il secondo e 3 per il terzo. Procede per sottrazione…

«Sul titolo sicuramente, sul lavoro al contrario devo dire che è sempre di più».

La sua trama: due che si amano, poi si dividono, si riprendono, si rilasciano… Ma perché nelle relazioni affettive uomini e donne si devono sempre complicare la vita più del necessario? E quale è il suo rapporto con le donne?

«Parto dalla seconda: buonissimo rapporto, in tempi non sospetti praticavo già il rispetto totale; sono un universo straordinario e sono sempre donne le mie protagoniste. La trama: sembra una storia d’amore però c’è una particolarità: nessuno sa niente dell’altro, un rapporto che si consuma in una serie d’incontri, spesso casuali. Un escamotage narrativo per rendere la situazione più interessante. Ma attenzione: non è solo sesso, all’inizio è così, ma poi nel tempo ognuno entra dentro l’anima dell’altro, anche se hanno ritrosia a fare il passo definitivo. L’incanto c’è solo quando stanno insieme, vivono un tempo sospeso. Hanno paura di rompere la magia».

Dov’è che lei aveva il suo pied-à-terre a Ravenna quand’era giovane? Non menta, le sue conquiste potrebbero sbugiardarla… Tanto è tutta roba caduta in prescrizione, non è così?

«Io ho sempre “ricevuto” a domicilio, avevo più relazioni, ma cose da ragazzo. Era tutto molto piano, magari complicato ma non torbido, c’era complicità. I romanzi sono sempre tutti autobiografici, ma questo risponde a un mio ideale, un concetto alto delle relazioni che devono avere un’aura magica, altrimenti è solo contabilità».

Facciamo lo spot al romanzo come si fa per i film di cassetta: signori lettori, qui si ride, si piange, ci si inc..za e ci si sc..za, insomma c’è tutto, anche il lieto fine! O no?

«Il finale non possiamo dirlo, ma ci si emoziona molto, chi lo ha letto sa che non è un romanzo d’amore ma sull’amore, sulla vita tra i 20 e gli 80. Con i protagonisti immersi nella loro epoca, che è quella della mia generazione».

A parte ovviamente la trama, cosa troveranno di nuovo i suoi lettori in questo romanzo e invece qual è il filo rosso che li lega, se c’è. Quale è lo stile Bon?

«Sempre quello relativo ai fantasmi che ci accompagnano nella nostra esistenza, persone scomparse, o solo passate e che lasciano un segno che ci portiamo dietro. È così in tutti e tre i romanzi. Fantasmi e ricerca di colmare il vuoto dell’esistenza».

Come la sfanga oggi uno scrittore come lei?

«La sfango da normalissimo scrittore, ho già un altro romanzo pronto, e un altro lo sto scrivendo. Scrivo perché devo scrivere, voglio scrivere, aldilà del ritorno economico. Non è che stia a cercare sogni. La vera soddisfazione è pensare di aver scritto una bella cosa, specie se gli altri confermano. Luogo comune? Può darsi, ma è così!».

Lei nasce all’arte, per così dire, come musicista e produttore, autore cinematografico, giornalista di cinema, musica e teatro. Che cosa le piace di più, a parte cazzeggiare su Facebook, nella qual cosa sembra particolarmente portato?

«Sì, me l’hanno detto… Io mi sono sempre trovato bene con quel che facevo, da giovane l’esigenza era suonare, ora i libri».

Ravenna ha un cuore culturale importante, tra festival musicali e teatrali, Dante e via dicendo. Insomma, non sembra essersi mai assopita, nonostante la pandemia. Come la vede per il dopo covid, va bene così o si può e magari si deve fare anche qualcosa di altro, di diverso, di nuovo?

«Noi non ci siamo mai fermati e, appena ci danno il via, saremo pronti a rimetterci in gioco. Non ci spaventa niente dal punto di vista organizzativo. Le idee e i progetti ci sono, sappiamo quello che dobbiamo fare. L’energia c’è. Puoi sempre impegnarti per migliorare le cose. Ma bisogna accettare anche i risultati, bisogna che tu ti accetti… “Così come sei”».

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