Un'opera di Lucio Bernardi

SANTARCANGELO. Consuetudini e incontri, amicizie e presenze, sono il segno dell’arte di una grande stagione. che vide tra i suoi protagonisti Lucio Bernardi. Alla sua figura di artista appartato e poco incline ai rapporti esterni alla propria dimensione paesana – che vantò tuttavia vantò una notevole notorietà soprattutto come autore sensibile e delicato di scene di genere (dalle famiglie ai gruppi, dalle ragazze al mare fino ai personaggi circensi e alle maschere) – è stato dedicato a dieci anni dalla scomparsa il film documentario “Lucio Bernardi. L’artista artigiano” del regista Stefano Bisulli. Il filmato è stato recentemente presentato in anteprima e per iniziativa del Comune di Santarcangelo e della Fondazione Focus nel palinsesto quotidiano promosso dalla Regione Emilia-Romagna “La cultura non si ferma”.
Bisulli, che cosa rese notevole la figura di “artista artigiano” di Lucio Bernardi?
«L’idea del documentario è partita nel 2019 da un breve videoritratto promosso da Paola Donini, all’epoca assessora al Turismo del Comune di Santarcangelo, che riguardava l’attività di ceramista di Lucio Bernardi e il forno che si era costruito nelle contrade. Da lì, vista la singolare poliedricità dell’artista, si è pensato di allargare il campo e di andare a indagare la sua figura più approfonditamente. Nel 2007 era stata organizzata a Santarcangelo una mostra antologica a lui dedicata. A partire dai testi dei curatori dell’evento, Orlando Piraccini, Simonetta Nicolini e Michela Gori, è stata imbastita la struttura narrativa del documentario. Un importante contributo è naturalmente arrivato anche dalle figlie Anna e Cristina che, pur non apparendo in video, con i loro racconti e il materiale messo a disposizione sono state di grande aiuto per comprendere il Bernardi artista e uomo. Ma a parlare di Bernardi nel documentario ci sono soprattutto le sue opere che confermano e rafforzano le parole di coloro che l’hanno conosciuto. Dai quadri, dalle sculture, dalle incisioni, dalle acqueforti, dai sassi dipinti emergono il suo talento, il suo gusto per la sperimentazione, la sua ironia e la sua giocosità ma anche la sua sensibilità e umanità».
Simonetta Nicolini, dal “Circolo del Giudizio” all’esperienza del Bornaccino insieme a Moroni: cosa condusse Bernardi a concepire le sue fantasiose “invenzioni materiche”, con quel ‹‹figurativo delicato e insolente›› che lei pose in risalto nel catalogo della mostra del 2007?
«Bernardi, in modo diverso dagli altri compagni di strada, ha trovato il suo nutrimento nelle forme prosciugate di questo territorio. Vi scopre forme scabre e asciutte che reinventa nella pittura, nella grafica, nella ceramica: i fossili, i sassi dipinti, le sagome di uomini e animali ritagliati, forme tratte dal quotidiano scarto e dalla natura che, a partire dagli anni Cinquanta, egli comincia a rimodellare in una giostra di invenzioni. Iniziò in questo periodo ad alternare tecniche diverse, quelle che gli sembravano più adatte per manipolare e tradurre in una visione ludica e ornata l’immagine del mondo. Dalla terra che lo circondava estraeva, secondo la sua indole, ciò che è essenziale e lo trasformava in ghiribizzo, in una linea precisa e insieme quasi infantile. Guardando le sue opere di quegli anni si possono riconoscere i suoi riferimenti, il grande Picasso e il più riservato Gentilini. Più tardi, negli anni Settanta, trovò ispirazione nei pittori naïf. Con questi artisti, ingenui e al tempo stesso precisi, condivide il gusto per un’immaginazione popolare e fiabesca. A guidarlo è anche, come si può osservare in alcune delicate nature morte, il sogno neobizantino di Morandi al fascino del quale, negli anni del secondo dopoguerra, molti emiliano-romagnoli non hanno potuto sottrarsi. Ma con Lucio anche la sofisticata pittura di Morandi – di assolutezza vibrata e geometrica nella luce colorata di polvere – trova una rappresentazione più domestica, direi “dialettale”».
Nel 2015 Anna e Cristina Bernardi, figlie dell’artista, chiesero alla sindaca di Santarcangelo Alice Parma «tutela e sopravvivenza per il deposito umano e artistico lasciato in eredità da Bernardi alla sua città», paventando la vendita o la demolizione del locale dov’era ospitato il suo laboratorio di ceramica.
Chiediamo ad Anna Bernardi: cosa è seguìto a quell’appello?
«Il forno per la ceramica, uno dei pochi esistenti a legna, è ancora esistente, in attesa di trovare un finanziamento che ne consenta il restauro e possa essere magari messo a disposizione di una scuola di ceramica aperta a tutti. Anche per rilanciare questo messaggio è stato voluto questo documentario, che ricorda come nostro padre fosse un esploratore di tecniche diverse, e avesse donato alla città anche la serie di ceramiche che rappresentano i monumenti principali e i mestieri del territorio: il fabbro, il vasaio, il muratore, il contadino, realizzate negli anni Cinquanta del secolo scorso per la nuova sede del Credito Romagnolo di Santarcangelo. Lucio Bernardi lavorò costantemente a questo progetto per mesi, nel forno allestito in via dei Nobili››.

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