CESENA. Quattro ragazzini sono riusciti nell’impresa di danneggiare un’opera d’arte per farsi un selfie. Il vandalismo nei confronti del Centauro di Augusto Perez in piazza del Popolo, che è stato decapitato nella notte tra sabato e domenica, può essere considerato preterintenzionale, nel senso che non pare essere voluto ed è avvenuto per imperizia. Ma non per questo è meno grave.

Il vandalismo

Al risveglio di ieri mattina è scattato l’allarme: l’opera d’arte di Perez ha la testa separata dal corpo, appoggiata a terra davanti alla statua in bronzo. La polizia locale va a recuperarla e si mette a guardare le telecamere. E scopre che intorno all’1 di notte quattro giovani sono intorno alla statua, poi uno di loro è salito a cavallo e la testa si è “sganciata”, cadendo sul legno del basamento, rompendolo. I giovani sono scappati. Dopo poco uno di loro è tornato e ha posizionato la testa dove è stata trovata ieri mattina. Non dovrebbe essere particolarmente difficile riconoscere i quattro giovani all’opera, così come i danni all’opera d’arte non sono irreparabili.

Il sindaco

Il sindaco Enzo Lattuca parla di «uno sfregio alla città» e «alle sue bellezze artistiche e architettoniche. L’ultima volta, nel 2018, a essere presa di mira fu la Fontana Masini, imbrattata di vernice a seguito di uno scherzo finito male. Allora gli autori del gesto, già individuati dalle telecamere di videosorveglianza, ebbero il coraggio di presentarsi spontaneamente dal sindaco per rispondere personalmente delle conseguenze di quanto avevano fatto». La decapitazione del Centauro viene giudicata «un atto orribile e gravissimo, che ferisce tutti, segno di una totale mancanza di rispetto per Cesena e per tutti i cesenati». La polizia locale ha guardato i filmati delle telecamere, i tecnici hanno provveduto a recuperare la parte staccata dal Centauro per restaurare l’opera nei prossimi giorni. «A nome di tutti i cesenati chiedo scusa alla famiglia Pieri, che ha donato l’opera, e che oggi è doppiamente ferita», conclude il sindaco.

Il donatore

Alessandro Pieri, membro della famiglia che ha donato l’opera alla città, è amareggiato. «La statua si metterà a posto, non è questo il problema. Ma ci siamo rimasti molto male, in particolare mia madre anche perché è il simbolo del ricordo di mio padre. La avevamo donata alla città in memoria di mio padre, che è stato il primo gallerista d’arte di Cesena e Perez è un artista molto quotato. Però bisogna andare fino in fondo, è una questione civica, culturale ed educativa. L’atto è stato una mancanza di valori e di educazione. Ed è stato colpito il cuore della città, che sembra un campo di battaglia. Chi è stato si dovrebbe presentare spontaneamente, è una cosa che alla fine si può rimediare, magari tramite dei lavori sociali che potrebbero essere educativi. E una reazione ferma è necessaria anche come deterrente per evitare che ci siano degli emulatori». La testa della statua in bronzo era a incastro. «Ma non era mai caduta in tutti gli spostamenti che sono stati fatti», chiosa Pieri.

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