Omicidio di Ilenia a Faenza: spunta l’ipotesi di un sicario

Sembra emergere una nuova ipotesi sull’omicidio della 46enne Ilenia Fabbri. Tra le piste al vaglio degli inquirenti ci sarebbe anche quella di un omicidio su commissione, che vedrebbe quindi la complicità di almeno due persone, un mandante e un sicario. Quest’ultimo, logica deduzione, potrebbe essere entrato perché in possesso di una copia delle chiavi oppure facendosi aprire la porta dalla vittima, agendo dunque con quella premeditazioneche spiegherebbe l’apparente assenza di impronte vistose nella scenda del delitto. Avrebbe inoltre agito non appena la figlia della donna, Arianna,è uscita di casa, senza però prevedere forse la presenza dell’amica della ragazza, ospitata dalla sera precedente.

Uccisa in meno di 10 minuti

Quattro chilometri e mezzo, poco più. È la distanza che separa via Corbara dal casello dell’autostrada di Faenza. Un percorso che riduce ulteriormente i tempi dell’omicidio di Ilenia Fabbri a meno di dieci minuti, che sono stati sufficienti però all’assassino per uccidere indisturbato, e poi dileguarsi. Il fulcro della vicenda lo sintetizza bene il procuratore capo, Daniele Barberini: «Trenta secondi prima o dopo cambiano la dinamica dei fatti».

Un sms e tre telefonate

A dare il via al cronometro, all’alba di sabato, è un messaggio delle 5.57, inviato da Claudio Nanni, ex marito della vittima, alla figlia Arianna per dirle di uscire, perché lui è già sotto casa che la sta aspettando. Devono andare a Milano a ritirare un’auto acquistata per la giovane. La partenza, indicativamente, cade intorno alle 6 in punto, forse un minuto prima. I secondi scivolano via, così come i chilometri verso l’A14; perché alle 6.06, quando ormai padre e figlia hanno varcato il casello, Arianna riceve la telefonata dell’amica, ospitata a dormire dalla notte precedente e rimasta in casa. È terrorizzata, le dice che c’è qualcuno, che ha sentito le urla della madre e si è chiusa in camera da letto dopo avere visto la sagoma di uno sconosciuto scendere dalle scale.

È la prima di tre telefonate cruciali nel dettare i tempi dell’omicidio. La seconda – che precede la chiamata delle 6.08 dei vicini alle forze dell’ordine, preoccupati dopo avere udito le grida – viene registrata nello stesso orario. Stavolta è Arianna che parla alla polizia, ipotizzando la presenza di un ladro, pur intuendo che qualcosa non quadra: «Come c… ha fatto a entrare che ho chiuso la porta a chiave?». Un interrogativo che centra il bersaglio, purtroppo troppo tardi. Perché l’auto ha già varcato l’ingresso dell’A14, e l’ex marito di Ilenia non può più tornare indietro. Escono allo svincolo di Ravenna e a quel punto arrivano quando il dramma si è già consumato.

Intorno alle 6.20 le Volanti arrivano al civico 4, trovano le finestre chiuse e la porta della tavernetta accostata, prima di fare pochi passi e scoprire Ilenia già morta, sgozzata, e il corpo immerso in una pozza di sangue. Si tratta dello stesso dubbio che gli investigatori della squadra Mobile stanno cercando di chiarire in queste ore, nel corso delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Angela Scorza. Un tarlo che insinua ancora precise domande, anche alla luce delle testimonianze delle persone sentite, che gli inquirenti ritengono veritiere: come ha fatto un estraneo a entrare? Aveva la chiave? È stata la vittima ad aprirgli? E come mai era già vestita a quell’ora?

La dinamica dell’aggressione

I riscontri della polizia scientifica sembrano indicare l’inizio dell’aggressione ai piani superiori. Siamo al terzo livello: zona notte. Due camere da letto prospicienti più un bagno. Qui vengono trovate le prime tracce di sangue (tutto sommato modeste). Potrebbe essere l’inizio di un disperato tentativo di resistenza da parte della 46enne, che forse lotta con il suo carnefice (sarà l’autopsia a individuare eventuali segni di colluttazione), le cui spalle vengono intraviste dalla testimone mentre la dinamica della tragedia si avvicina alla fine, gradino dopo gradino, passando per il piano-soggiorno e ancora giù in tavernetta. L’autopsia dirà dello “scannamento”, quel taglio profondo della gola, che inizia sul lato sinistro del collo e prosegue verso il centro, recidendo vena e arteria. Un possibile fendente sferrato da dietro spiegherebbe – a fronte di una copiosa fuoriuscita di sangue – la mancanza di vistose impronte di scarpe o mani, sia dentro, che fuori dall’abitazione, prima di prendere la strada della fuga. E anche qui un altro interrogativo: il killer è passato dai campi confinanti con la strada chiusa o per le vie limitrofe, purtroppo sguarnite di telecamere? La polizia locale di Faenza è stata incaricata di fornire eventuali registrazioni nei varchi strategici della città, non solo nei dintorni di via Corbara, e nemmeno limitatamente agli istanti a ridosso della tragedia.

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