Manconi e l’orgoglio Omag: “Ho sempre saputo chi eravamo e dove volevamo andare”

Volley

Ci sono momenti in cui una società mostra davvero chi è, non quando tutto gira per il verso giusto, ma quando sarebbe più semplice voltarsi dall’altra parte. La Omag-Mt ha scelto di confermare quello che si è sempre detto di lei, ha scelto di essere diversa dalle altre. Ha scelto di credere. Quando la classifica diceva ultimo posto, quando dopo sei giornate il tabellino pesava come un macigno (18 set persi, 0 vinti) la via più rapida sembrava una sola: cambiare, tagliare, dare la colpa all’allenatore. Come hanno fatto Perugia e Monviso (ma senza i risultati sperati) e da domenica Cuneo, raggiunto a quota 20 dalla Omag-Mt.

Invece il presidente Stefano Manconi ha guardato oltre i numeri, dentro il lavoro quotidiano, nelle ore silenziose in palestra, negli sguardi di un gruppo che non ha mai smesso di credere nel suo condottiero. Ha difeso il proprio allenatore, non per ostinazione, ma per convinzione. Perché i progetti veri non si giudicano nelle cadute, ma nella capacità di rialzarsi. E oggi, dopo la straordinaria impresa di Pinerolo, con la salvezza vicina tanto di così, quella fiducia data ha il sapore della scelta giusta, fatta quando in tanti avrebbero preso altre strade.

Presidente come si sta a essere salvi per la prima volta?

«Bene, ma la strada è ancora lunga. Sabato avremo un’altra sfida molto importante e quindi occorre che tutti ci dimentichiamo al più presto del successo su Monviso e ci concentriamo su Perugia».

A proposito di Monviso, dica la verità: si aspettava una gara così facile?

«Sinceramente no. Loro arrivavano da un successo molto importante in casa di Busto Arsizio e quindi pensavo che si giocasse una gara lunga e combattuta. Invece è stata una vittoria veloce in una partita che abbiamo dominato in tutti i fondamentali. Brave noi».

Da anni si dice che San Giovanni in Marignano è un’isola felice. Lei il giorno della presentazione al Teatro della Regina disse che una delle sfide era proprio questa: mantenere inalterata la vostra filosofia. Dopo quelle sei sconfitte sarebbe stato facile allontanare l’allenatore, invece lei ha tenuto duro, a differenza di altre piazze, e oggi quella decisione è risultata vincente.

«Premetto che ognuno conosce la propria situazione e quindi se Perugia e Monviso hanno fatto quella scelta, avranno avuto le loro ragioni. Per quello che concerne la nostra situazione, sapevo che l’inizio sarebbe stato difficilissimo, incontravamo tre delle quattro squadre (che ora con Chieri sono diventate cinque) più forti del campionato, più Bergamo che sicuramente era più rodata di noi e Vallefoglia che ha i due posti4 voluti da Velasco per la sua nazionale. La sconfitta di Macerata, invece, alla sesta giornata è stata sì pesante, ma anche in quel caso non si poteva addossare dell’allenatore: non avevamo ancora Panetoni, Kochurina era out per infortunio e il gruppo sinceramente ha giocato una gara ben al di sotto delle proprie possibilità. Facendo un’analisi oggettiva non c’erano i presupposti per cambiare il tecnico. Anzi, non ci ho neppure mai pensato. Ho sempre saputo chi eravamo e dove volevamo andare».

Presidente, sabato sera arriva Perugia che aspetta solo la matematica per la retrocessione.

«Questo è un discorso pericoloso. Per noi sabato deve essere una gara come tutte le altre, da giocare al massimo della concentrazione, della determinazione anche perché Perugia verrà da noi per la propria dignità. Ma già di ritorno sul pullman ho visto i visi delle ragazze, sono già proiettate sulla partita perché sanno della sua importanza e sanno che tutte le partite vanno giocate».

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