Ci sono luoghi che non smetti mai di abitare, anche quando sei lontana. Ti restano addosso come polvere buona, come una voce che riconosceresti in mezzo a mille. Per Sara Caruso, colonna portante della squadra di volley di A1 Omag-Mt, oggi, Niscemi non è un punto sulla cartina della Sicilia: è un battito che trema. È la terra dell’infanzia, delle corse senza orologio, delle sere d’estate piene di nomi gridati dalle finestre. Ed è la stessa terra che ora si muove, si spacca, scivola via, portando con sé certezze, muri, ricordi appesi alle pareti. A San Giovanni in Marignano il tempo degli allenamenti scorre uguale. Ma dentro Sara c’è un altro tempo, sospeso. Un tempo fatto di telefonate trattenendo il respiro, di immagini che arrivano da casa come onde improvvise: strade ferite, porte chiuse in fretta, vite raccolte in poche borse. Tra quelle vite ci sono i suoi genitori, i fratelli, la sorella, gli zii, i nonni, gli amici di sempre. Non volti qualunque, ma pezzi di cuore con un nome, una risata, una storia condivisa. Le immagini che arrivano dalla Sicilia raccontano di un paesaggio tra speranza e tragedia: case sospese sull’orlo di un vuoto improvviso, una natura violenta che ha strappato sicurezza e stabilità. Le famiglie evacuate si stringono attorno a chi ha perso tutto, mentre si moltiplicano i centri di accoglienza e gli spazi di assistenza dove si cerca di raccogliere un frammento di normalità. E ieri, tutta la società della Consolini, ha voluto stringere in un grande abbraccio virtuale Sara e la sua famiglia con un lungo post sui propri social. “I Nipoti”, invece, hanno appeso al Pala Marignano un grande striscione con scritto “Niscemi rialzati” e un cuore di fianco al nome di Caruso.
Cosa è successo a Niscemi
La frana che si è venuta a creare dopo il ciclone Harry è lunga più di 4 chilometri e ha creato uno strapiombo che ha già inghiottito edifici, strade e veicoli, costringendo oltre 1.500 persone ad abbandonare le proprie case. «Io do soltanto un dato che riesce a dare la cifra. In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni». Lo ha detto il capo dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano, ospite al programma Start di Sky TG24, parlando della frana. Nelle prossime ore sono previste nuove piogge e la paura sale.
La preoccupazione
«Sono giorni pieni di angoscia, di paura, di pianti - racconta la centrale siciliana -. Ogni volta che il telefono squilla il cuore inizia a battermi a mille. Ho sempre il terrore che mi possa arrivare una notizia terribile. A Niscemi c’è tutta la mia vita. I miei genitori, i miei tre fratelli, mia sorella, i nonni, gli zii e poi i miei amici. Sono molto attaccata alla mia terra, alle mie origini. Anche se la pallavolo in questi anni mi ha portato lontano, ogni estate torno a casa perché amo in modo viscerale Niscemi e la sua gente. Lì sono nata, cresciuta, diventata donna. Lì ho i miei ricordi più belli. Adesso ho paura che persone, luoghi, affetti possano scomparire da un momento all’altro. La mia casa è a circa 800 metri dal precipizio, ma non posso stare tranquilla». Una situazione che Sara vive con angoscia ma con la consapevolezza che si sta facendo di tutto per monitorare la situazione. «Il sindaco Massimiliano Conti insieme alla Giunta, ai sanitari, a tutte le forze dell’ordine e alla Protezione civile stanno facendo un grande lavoro. Questo mi lascia un po’ più tranquilla, ma ogni tanto lo sconforto arriva come un treno in corsa. Pochi giorni fa mentre mi allenavo ho iniziato a piangere e devo dire un grande grazie a tutte le mie compagne, allo staff, alla società perché mi dimostrano la loro vicinanza. Stare qui e sapere cosa sta accadendo là non è facile. Sono una professionista e quindi mi impegno al massimo, ma è inevitabile che la testa sia spesso a Niscemi».