Tennis, il direttore tecnico del Villa Carpena Alberto Casadei: “Giro per il mondo per quasi trenta settimane all’anno”

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Alberto Casadei, lei è il direttore tecnico dell’Accademia del Villa Carpena Forlì, nell’ultimo anno ha portato Carlo Alberto Caniato come aggregato nella squadra azzurra che ha vinto la terza Coppa Davis, poi è stato il capitano della nazionale ai Giochi del Mediterraneo, due grandi soddisfazioni, come le ha vissute?

«La convocazione in Davis è stata abbastanza inaspettata, Carlo è uno dei migliori giovani emergenti ma non ce l’aspettavamo, comunque per me e per lui è stata una grande soddisfazione ed una grande esperienza. Passare dieci giorni con la nazionale, a fianco di giocatori come Berrettini e Cobolli, è stata una bellissima esperienza anche per la mia professionalità, un modo per crescere. Per Carlo è stata un’occasione unica per capire come si sta in campo, come ci si allena. Per me certamente è stata l’emozione più forte a livello lavorativo. Poi sono arrivati i Giochi del Mediterraneo, non pensavo che mi chiedessero di fare il capitano della squadra azzurra, quando mi è arrivata la telefonata è stata una sorpresa, vuol dire che in Federazione apprezzano il mio lavoro. Siamo andati bene perché abbiamo conquistato due medaglie d’oro, il bronzo con Carlo mi ha dato una grande soddisfazione, ma poteva puntare anche all’oro, stava giocando bene».

Ci può raccontare come si sta sviluppando il lavoro in Accademia e chi sono i giocatori impegnati?

«Si sviluppa full-time, mattina e pomeriggio, abbiamo due tipologie di giocatori, quelli Pro che sono Lorenzo Rottoli, Lorenzo Angelini e Carlo Alberto Caniato, poi gli Junior Sofia Cadar, Robert Sebastian Cadar e Daniele Longo, da poco si allena con noi anche il lughese Diego Tarlazzi, che gioca molto bene. Lui viene da noi con il suo maestro, Marco Poggi, abbiamo fatto un accordo in sinergia con Longo. I giocatori cominciano a essere abbastanza, siamo un’Accademia piccola, ma vogliamo puntare sulla qualità e quindi facciamo fatica ad allargarci ulteriormente, la seguiamo io e il maestro Giovanni Pacchioni, oltre al preparatore atletico. Abbiamo ricevuto altre richieste, ma abbiamo declinato per non seguire troppi giocatori e perdere come qualità. Sono tutti ragazzi di livello nazionale e la Federazione ci aiuta».

Quante settimane gira per il mondo seguendo i suoi giocatori?

«Ormai faccio solo quello, non posso permettermi di fare altro, né lezioni private né corsi al circolo, io e Pacchioni stiamo fuori ben trenta settimane all’anno in giro per il mondo e per il circolo non possiamo fare altro, è una vita abbastanza difficile, per fortuna la Federazione ci sta dando un aiuto, c’è un progetto federale proprio per aiutare i coach privati, i circoli e i giocatori di interesse nazionale».

Da qualche tempo si stanno affacciando giovanissimi talenti al Carpena, forse come mai prima, chi sono e perché ora si stanno raccogliendo i primi frutti?

«Quando hai un entourage così importante, vai sui giornali, vai sui social, vieni conosciuto, a livello locale aiuta molto, a livello nazionale invece aiuta molto tutto questo movimento tennistico azzurro che vince ovunque. Ovviamente la scuola tennis ne riceve un giovamento, a noi ci serve la scuola, così come l’Accademia serve alla scuola, è un fiore all’occhiello che nessuno può vantare a Forlì».

Potremmo rivedere Caniato come aggregato alla nazionale di Coppa Davis a novembre a Bologna?

«La vedo dura, non credo che Carlo verrà chiamato ancora come sparring, un possibilità potrebbe essere la chiamata di Lorenzo Angelini, ma credo che per uno-due anni sarà difficile, vediamo se ci sarà qualche altra chance»

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