Raffaella Reggi, per lei è un altro Wimbledon, quanti ne ha fatti da giocatrice e quanti da giornalista per Sky?
Reggi: «Il mio Slam è Parigi ma Wimbledon ha più fascino»
«Almeno una decina da giocatrice, da giornalista quattro o cinque, per me quest’anno tornare a Wimbledon dopo sedici anni è stata un’emozione incredibile, è cambiato un po’ il ground, i campi, ho visto come è cresciuto il tutto. La prima cosa che ho fatto lunedì quando sono arrivata, sono andata sul Centrale e fatto una bella foto, con gli occhi lucidi, ho rivisto quel campo dove ho avuto la fortuna di giocare. Sono nata sulla terra, ho sempre considerato Parigi lo Slam di casa, però con l’avanzare dell’età capisci che Wimbledon ha qualcosa di diverso dagli altri Slam”.
Dunque i Championships hanno sempre lo stesso fascino. Ci può raccontare un aneddoto che la lega a questo torneo?
«Ogni volta che si parla di Wimbledon su Sky si vedono le immagini della mia famosa partita contro Arantxa Sanchez nel 1989, al terzo turno, ebbi due match-point non sfruttati, quel match non lo dimenticherò mai, ancora oggi se ci penso mi viene un groppo allo stomaco, battere Arantxa poteva voler dire arrivare fino alle semifinali. Ho apprezzato l’erba nella parte finale della carriera, un po’ tardi, però va detto che era un’erba più difficile, più rapida. Poi negli anni, preparandomi anche in maniera diversa, più specifica, ho imparato ad apprezzare questa superfice. Ricordo che andavo a prepararmi a Cesena sui due campi in verde della famiglia Brai, che mi ospitavano. Ma ho fatto anche finale a Eastbourne, diciamo che l’erba all’inizio non mi piaceva tanto, ma alla fine è stato un grande amore».
Come è cambiato il ruolo di giornalista che si occupa di tennis da quando questo sport ha guadagnato una mega popolarità?
«Quest’anno faccio 25 anni a Sky. Per il tennis è un momento storico e io sono orgogliosa di poter entrare nelle case degli italiani e commentare uno sport che genera una grande passione. E’ una cosa che faccio ancora con grande entusiasmo, mi piace preparare le partite, spulciare i risultati, valutare il confronto tecnico e tattico dei giocatori, penso e spero di non parlare solo agli appassionati, ma anche a coloro che magari si avvicinano per la prima volta a questo sport. Dal vivo comunque si riescono a cogliere dettagli che fanno la differenza rispetto al vedere un match alla televisione».
Parliamo di tennis italiano, sono due le domande che si fanno gli appassionati: il ruolo di Sinner favorito n.1 eppure non al meglio della condizione e le chances di ripresa di Jasmine Paolini. Lei cosa ne pensa?
«Per quanto riguarda Sinner direi che ha fatto un po’ di fatica negli scambi, troppa rotazione con il dritto contro Kecmanovic, serviva più penetrazione con quel colpo, ma al servizio ha avuto un rendimento molto alto, non tanto sulle percentuali, quanto nei momenti importanti, quando è andato a servire la prima nei momenti chiave, lì ha fatto un salto di qualità notevole. Del resto i primi turni a Wimbledon non sono mai facili, storicamente li ha sempre un po’ sofferti, e questo aspetto sull’erba viene un po’ accentuato. Per me Sinner è stato sorpreso dalla velocità dei colpi dell’avversario che ha usato poco spin e tanta velocità, e da un po’ di emozione per l’esordio sul Centrale. E poi vincere partite sporche come quelle ti dà un booster notevole. Per quanto riguarda Jasmine non è al 100 per cento per il problema al piede, ma lei sa dove deve lavorare. Ha due piedi fantastici, una velocità di braccio notevole per l’altezza, però credo che la qualità di Jasmine parta dal fisico, per questo è importante che possa stare bene fisicamente».
Lei è faentina e risiede a Cervia: ha visto quanti appuntamenti internazionali stanno nascendo e confermando in Romagna?
«Sì e per me è una grande soddisfazione, si parla della nostra Regione come della Food Valley, per me è sempre più la Sport Valley, ci sono eccellenze come la Ferrari, il grande motociclismo, il tennis. C’è un’organizzazione notevole, tanta passione e competenza, ci sono Challenger a Cesenatico, Cattolica, Cervia, e la cosa bella è che tutto ciò è in continua evoluzione, si vuol crescere ancore come montepremi, l’auspicio è che questa crescita riguardi anche le donne, è stato fatto tanto bel lavoro con i maschi, mi aspetto una crescita anche nel settore femminile».
C’è qualche giocatore o giocatrice che la intriga in maniera particolare?
«Mi ha sorpreso in positivo Fonseca, ma Jodar non mi dispiace, mi convince in particolare nell’atteggiamento, nel comportamento, su come sta bene in campo, nelle ragazze aspettiamo la seconda settimana a Wimbledon perché mi sembra un terno al lotto, la Sabalenka ha una potenza fisica che può fare la differenza poi perde partite in maniera inspiegabile».
Lo vede in prospettiva un talento romagnolo, tra maschile e femminile?
«La mia amica Sandra Cecchini sta seguendo una ragazza che ha delle qualità, Crystal Aratari, è una mancina con un quid in più, sono curiosa di vedere come cresce».