MotoGp, Marco Barbiani da San Marino: l’uomo che... sussurra ai piloti VIDEO

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Marco Barbiani “sussurra” a Joan Mir, Luca Marini, Johann Zarco, Diogo Moreira e ora al rientrante Cal Crutchlow, soluzioni per la messa a punto di freni e aerodinamica.

L’ingegnere sammarinese, infatti, fa parte del team Honda Hrc e, dopo aver seguito Zarco nella scorsa stagione nel team satellite Lcr, deve occuparsi ora di tutti i quattro piloti dell’ala dorata in MotoGp.

Lo incontriamo nel paddock del Mugello. Barbiani esattamente che cosa segue in Honda? «Mi occupo di “data e performer engineering” per lo sviluppo della Honda MotoGp, da quest’anno anche per la nuova 850. Su una moto ci sono più di 1500 sensori, cose da analizzare ne abbiamo tantissime, partendo dalla affidabilità, che è un elemento primario per garantire che il pilota non abbia mai un problema, poi si analizzano tutti i dati per poi arrivare al massimo della performance in pista. Da due anni a questa parte mi occupo di freni, parte aerodinamica e analisi dati per tutti e quattro i piloti».

E’ incredibile che un colosso come Honda “peschi” in Romagna per prendere i tecnici: c’è già Gianni Berti di Forlì, uno storico punto di riferimento di Honda, come è nato il suo percorso di avvicinamento a questo mestiere? «La passione mi ha portato a iniziare a studiare Ingegneria Meccanica a Forlì poi iniziato a giungere a questo ambiente prima dalla Moto3 poi nel 2015 sono salito in MotoGp tramite Cecchinello. Ho iniziato con i ragazzini della Moto3, Efren Vazquez Miguel Oliveira, poi in MotoGp con Cal Crutchlow, pilota dal cuore immenso che poi ritrovo qui (sostituto dell’infortunato Johann Zarco in Lcr, ndr), poi Alex Marquez nel 2020, diversi anni con Pol Espargaro, Joan Mir e Luca Marini. Jorge Lorenzo è stato il primo pilota che ho seguito quando sono arrivato in Hrc, è stato difficile, ma incredibilmente interessante dal punto di vista tecnico e caratteriale. Marco Bezzecchi lo conoscevo dai tempi delle minimoto: mio babbo ha lavorato con il suo. C’era questo ragazzino che stava crescendo per la Moto3, Io smettevo nel team del campionato italiano e lui iniziava con Mahindra».

Quali sono state le emozioni più grandi di questo mestiere? «Io dalla mia parte ho la lettura dei dati, la parte tecnica e loro hanno il talento e la capacità di interpretare la realtà. Ho un ricordo stupendo del 2020 di Alex Marquez un rookie che è stato capace di lavorare moltissimo sui dati per migliorare perché aveva tanta pressione addosso, ma siamo riusciti a dare due podi quell’anno e tante skill (abilità, ndr) copiate da Marc Marquez che è stato interessante».

Vi siete trovati in grande svantaggio rispetto a Ducati e vi state avvicinando, siete soddisfatti? «La strada è lunga e stiamo lavorando bene e l’anno prossimo ci sarà un cambiamento importante, un rimescolamento importante sia per il fattore gomme che per la parte tecnica».

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