MotoGp, il calo di Bezzecchi? Tutta una questione di rock

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Marco Bezzecchi si trova a -7 da Jorge Martin e non a +23 sullo spagnolo, semplicemente perché è troppo rock. I piloti si sono sempre divisi in rock (guida spettacolare, vittorie epiche e troppe cadute) e melodici (regolari, poche cadute e poco entusiasmo).

I campioni, quasi tutti, devono essere un po’ rock e tanto melodici se vogliono durare. La divisione era ben rappresentata, negli anni ‘80 da Wayne Rainey ed Eddie Lawson, super melodici che hanno fatto incetta di titoli, Randy Mamola e Kevin Schwantz, super rock e spettacolari ma con un solo titolo per il secondo.

I rock, va da sé, sono super amati dal pubblico: regalano spettacolo ed emozioni a piene mani, ma non piacciono ai manager, che spendono il doppio per pezzi di ricambio. Gli sponsor li adorano: ci sono ancora appassionati che quando vedono il logo Pepsi affiancato dal numero 34 si illuminano, idem per il Nastro Azzurro con il 46. Ci sono piloti che nascono rock e poi diventano melodici, con lo strumento (leggi moto) giusta, Casey Stoner su tutti o Marco Simoncelli con la Gilera Rsa250. Marc Marquez è un pilota rock che sa essere melodico cade moltissimo e vince tantissimo, Valentino Rossi un melodico che sapeva essere tanto rock, un pilota regolare con punte esplosive come la sfida con Stoner a Laguna Seca. Fra i campioni melodici brilla Emilio Alzamora campione del mondo 125 nel 1999 con zero successi contro un Marco Melandri capace di cinque centri. Poi Dani Pedrosa, soprannominato in modo ingeneroso ma efficace “Camomillo”, il compianto Nicky Hayden, un super Andrea Dovizioso e Luca Marini. Joan Mir ha vinto il mondiale 2020 con Suzuki da melodico, grande regolarità e ora si sta mostrando rock con Honda, sempre veloce e spesso nella ghiaia. Macio è stato rock, vicecampione 125, MotoGp e Superbike, oltre al titolo 250, in cui è riuscito a essere anche melodico. Adesso fa con passione il dj di carichissima musica tecno. Manuel Poggiali era rock e melodico, Alex De Angelis melodico. Luca Cadalora e Sito Pons melodici divini con assoli rock. Loris Reggiani era rock, a volte melodico, spesso sfortunato. Noriyuki Haga in Superbike era rockstar pura senza titolo, ma amatissimo dal pubblico per lo show che regalava. Fabio Quartararo è un rock che sa essere melodico se vince tanto, altrimenti cade... in tentazione e scivola.

Jorge Lorenzo era un pilota melodico con accenni di rock, anche bello duro, quasi metallico. Loris Capirossi ha saputo vincere tre titoli da melodico puro, non risparmiando qualche assolo rock. Chi vuole diventare campione deve trovare la parte melodica ed esaltarla. L’ha capito anche Marc Marquez, idolo di chi non ha paura di cadere. L’ha pagato questo idillio con il rischio e ora cerca di trovare tonalità melodiche: il fisico gli urla basta.

Ad Assen ha compreso che non era giornata, troppo fisico il tracciato per le sue condizioni, meglio essere melodici: 7° con 9 punti preziosi. Jorge Martin è stato tanto rock, facendosi molto male, ma il titolo 2024 l’ha vinto da melodico contro un Bagnaia “rockissimo” con record di vittorie e un amaro 2°. Fabio Di Giannantonio ha capito che essere melodici paga e sta collezionando quarti posti che per altri sono maledizioni, per lui no e ha ragione: 3° in classifica a -16 da Martin, concedendosi qualche bella gara rock.

Marco Bezzecchi suona solo rock. Questo lo ha portato a issarsi in vetta e poi a perdere tutto. Se si fosse accontentato di un 6° posto a Brno nella Sprint (era 5° quando è caduto a fine gara inutilmente) avrebbe portato a casa 4 punti. Non avrebbe avuto alcuna squalifica e avrebbe gareggiato domenica. Calcolando un 4° posto a Brno e un altro 4° ad Assen, avrebbe messo insieme altri 26 punti: 30 in totale che lo avrebbero portato a +23 su Martin, +39 su Diggia, +48 su Ogura e +63 su Marc Marquez. A volte le medaglie di legno posso essere utili, speriamo che Bez lo capisca e che oltre a splendide canzoni rock sappia essere anche melodico, non solo cicala, anche formica. È l’unica modalità per vincere il titolo.

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